L’Italia ha centrato uno degli obiettivi più strategici del PNRR: portare in cloud la grande maggioranza delle amministrazioni pubbliche, con circa 13mila PA migrate verso ambienti qualificati e il target europeo del 75% di adozione raggiunto e superato.
Il traguardo: 13mila amministrazioni in cloud
Secondo il Dipartimento per la trasformazione digitale, oltre il 75% delle amministrazioni italiane ha trasferito dati e applicativi su infrastrutture cloud qualificate, in coerenza con le misure 1.1 “Infrastrutture digitali” e 1.2 “Abilitazione e facilitazione migrazione al cloud” del PNRR. Il risultato riguarda sia PA centrali sia enti locali e scuole, per un totale di circa 13mila amministrazioni migranti entro la scadenza fissata dalla Strategia Cloud Italia al 30 giugno 2026.
Questo traguardo è stato presentato come uno dei cardini della strategia Italia digitale 2026, che puntava precisamente a portare almeno il 75% della PA su servizi cloud e a rendere online l’80% dei servizi pubblici essenziali. In termini politici, è uno dei pochi obiettivi digitali PNRR dichiarati formalmente “centrati” rispetto alle condizioni poste dalla Commissione europea.
Cosa significa per cittadini e imprese
Il Dipartimento sottolinea che la migrazione in cloud impatta direttamente su oltre 135mila servizi pubblici digitali oggi più sicuri, affidabili e moderni, dalla fiscalità digitale ai servizi anagrafici, passando per istruzione e sanità. In pratica, il cloud qualificato dovrebbe garantire
- maggiore disponibilità dei servizi
- livelli più alti di sicurezza e protezione dei dati
- aggiornamenti più rapidi e standardizzati delle piattaforme
Per cittadini e imprese questo significa un ecosistema digitale più omogeneo e meno frammentato, con la possibilità di interagire con le amministrazioni attraverso canali online meglio integrati e più stabili. Resta aperta la questione della user experience: infrastrutture più moderne non garantiscono automaticamente servizi più semplici da usare, ma rappresentano il prerequisito tecnico per poterli ridisegnare.
Il ruolo di PA digitale 2026 e del Polo Strategico Nazionale
Il percorso che ha portato al risultato dei 13mila enti in cloud passa dalla piattaforma PA digitale 2026, punto di accesso unico per richiedere fondi PNRR, rendicontare progetti e ricevere assistenza sulla transizione digitale. Attraverso avvisi successivi, sono stati messi a bando contributi per Comuni, PA centrali e scuole, con risorse dedicate alla migrazione dei servizi verso cloud qualificato e Polo Strategico Nazionale.
Un successo, ma non la fine del percorso
Il completamento degli obiettivi PNRR sul cloud è stato descritto come “frutto di un grande lavoro di squadra”, con il sottosegretario Alessio Butti a rivendicare il dato del 75% e delle circa 13mila amministrazioni coinvolte. Tuttavia, la migrazione è solo il primo passo: restano sul tavolo almeno tre questioni rilevanti come la governance per gestire contratti, livelli di servizio, portabilità dei dati e rapporti con i provider cloud, le competenze dove molte amministrazioni devono rafforzare quelle interne su architetture cloud, sicurezza, dati e interoperabilità e l’interoperabilità cioè la vera trasformazione digitale della PA che passa dalla capacità di far dialogare sistemi e basi dati, obiettivo che il cloud facilita ma non garantisce.
In altre parole, i 13mila enti in cloud rappresentano un cambio di fase dove la parte più difficile del percorso non è più “andare sul cloud”, ma sfruttarlo per ridisegnare processi e servizi.