Lo scorso anno, secondo una ricerca dell’Osservatorio Social Media Iulm, il 64% delle piccole, medie e grandi aziende si è detto soddisfatto della propria attività sui social media (Facebook e Twitter su tutti…). Non siamo perciò all’anno zero e si sta diffondendo sempre di più l’idea che dalle pagine personali si può, anzi di deve, passare alle pagine aziendali. Questo perché cambia la propensione alle dinamiche di comunicazione dei social, superando anche quelle barriere di diffidenza che ne hanno frenato la diffusione.
Peraltro le grandi e medie aziende hanno visto recepire la richiesta di giocare sul terreno dei social non solo dalle strutture dedicate alla comunicazione in senso stretto, ma anche dalle direzioni marketing poiché è evidente che veicolare e distribuire contenuti utili e simpatici al pubblico dei social network (content marketing) aumenta la visibilità del prodotto, fortifica il brand e …abbatte i costi.
Da cosa partire? Infografiche, blog post, manuali, tutorial, video, immagini, indagini e tanto altro sono i contenuti che le aziende possono diffondere: in questo caso è importante partire da contenuti “basici”, che sono già nei portali e negli strumenti di comunicazione classici. Chi gestisce l’account (seguendo in modo preciso le regole di Social Media Policy interna) dovrà inizialmente ribaltare questi contenuti, traducendoli però nel contesto e linguaggio del social riferito.
Poiché le aziende di pubblico servizio offrono servizi ( e non prodotti) la percezione da parte dei navigatori potrà essere molto variegata e diversa: non si tratta del “dentro o fuori” del prodotto, che può essere gestito in modo più semplice ( non a caso, anche per le aziende di prodotto, il momento più delicato è la gestione dei servizi post vendita, che sempre più spesso creano il valore aggiunto che orienta la scelta del consumatore) ma di percezioni e attese anche completamente diverse da parte di utenti che hanno usufruito dello stesso identico servizio.
Per questo è importante partire allineati e coerenti con quello che è già comunicato, stando attenti a non divagare o allargare in modo improprio concetti che magari hanno richiesto sforzi notevoli per essere diffusi: questa all’inizio dev’essere l’attenzione maggiore perché la frammentazione della rete ( il “labirinto”) miscelata alla “complicità” insita nella struttura di comunicazione a 2 vie dei social, possono dare origine a percorsi inattesi. Le aziende attraverso i social media scoprono presto che – poiché tutti siamo produttori e distributori di informazione – non devono competere più soltanto tra loro per conquistare le attenzioni dei potenziali clienti, ma anche con qualsiasi altro utente che incrociano sui social.