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L’AI decifra il testo di un papiro: così si accelera la ricerca

In che modo l’intelligenza artificiale ci può essere utile? è una delle domande che ci poniamo più spesso per provare a comprendere lo slancio innovativo che stiamo vivendo.

Per rispondere a questa domanda guardiamo casi recenti come quello di un team di ricerca americano che grazie ad nuova tecnica di tomografia computerizzata e l’intelligenza artificiale è riuscito a decifrare una parola all’interno di un papiro chiuso da 2.000 anni.

πορφύραc“, porpora in greco antico, è la parola scoperta grazie alla nuova tecnica sviluppata da Brent Seales, professore di informatica dell‘Università del Kentucky. La parola, presente all’interno di un papiro che si considerava perduto vista la sua fragilità a seguito dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C., è associata agli abiti regali e ha aperto le porte della ricerca in un modo mai visto prima.

Pazienza e perseveranza potrebbero essere le due parole che raccontano questo caso e tantissimi altri casi che spesso tendono a far apparire la ricerca lenta e inutile in una società che è alla costante ricerca del risultato immediato. Due decenni ci sono voluti per aiutare le ricercatrici e i ricercatori a leggere papiri che si consideravano perduti. Non era presente ancora la tecnologia giusta, ma l’intelligenza artificiale e la tomografia computerizzata hanno cambiato le carte in tavola aiutando a svelare lettere del papiro che fino ad allora era considerato illeggibile.

Il software rilasciato da Brent Seales e il suo team, all’interno della Vesuvius Challenge che ha messo in palio 1 milione di dollari per incoraggiare gli studiosi ad utilizzare questa tecnologia per decifrare i papiri, è stato decisivo nella scoperta dei due giovani ricercatori Luke Farritor e Youssef Nader che si sono aggiudicati il premio.

“Stavo camminando di notte e ho controllato a caso i miei codici più recenti sul mio telefono – ha raccontato Farritor – Non mi aspettavo risultati sostanziali, quindi quando sul mio schermo sono apparse una mezza dozzina di lettere, ero felicissimo”.

“Spero che il testo rivelato mostri quanto affascinanti e complesse fossero le civiltà antiche – ha detto Nader – Imparando di più su di loro, possiamo anche imparare di più su come migliorare il nostro mondo”.

La speranza dei ricercatori e del team del professor Seales è quella di riuscire a decifrare quanti più papiri di Ercolano possibile, per recuperare una parte di storia finora illeggibile.

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