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All’Università Milano-Bicocca un dipendente su 5 sceglie lo smart working

Più flessibilità negli orari di lavoro, autonomia nella gestione delle attività e migliore bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro: sono queste le caratteristiche di chi sceglie lo smart working. E all’Università di Milano-Bicocca, dopo averlo introdotto dal primo maggio di quest’anno, è stato scelto da un dipendente su cinque. Circa il 20% del personale dirigente e tecnico amministrativo ha deciso di lavorare fiori dall’ateneo per quattro giorni al mese, di cui una giornata al massimo a settimana. L’adesione allo smart working è su base volontaria e prevede un accordo tra lavoratore e responsabile, nel quale vengono definite le modalità di esecuzione del lavoro e gli strumenti informatici da utilizzare.        

Con lo smartworking, l’Università punta allo sviluppo di una cultura gestionale orientata al lavoro per obiettivi e risultati, ad un incremento della produttività e all’introduzione di nuove tecnologie e reti di comunicazione che rendano sempre più fruibile la connessione in mobilità. Benefici non solo per l’Ateneo e per i lavoratori, ma anche per l’ambiente: il lavoro agile e la conseguente riduzione degli spostamenti casa-lavoro-casa determinano una riduzione dell’emissione di CO2 dovute al traffico automobilistico. 

Gli smartworker dell’Università Bicocca sono 166, tra cui 110 donne e 56 uomini, l’età media è di 44 anni e provengono da tutte le aree dell’amministrazione e da quattro dipartimenti.

“Con l’introduzione dello smart working, ancora una volta Milano-Bicocca agevola la qualità della vita dei propri dipendenti e promuove il modello innovativo di ‘lavoro flessibile’ – afferma Cristina Messa, rettore dell’Università di Milano-Bicocca – oggi, infatti, l’evoluzione tecnologica consente di oltrepassare la visione tradizionale di professione vincolata a un’unica sede di lavoro e favorire le esigenze e l’autonomia del personale che così può valorizzare le menti, conciliando spazi e tempi diversi”.

“In una logica di promozione del benessere del lavoratore, dell’orientamento al risultato e della sostenibilità – spiega Loredana Luzzi, direttore generale dell’Università di Milano-Bicocca – non sono stati posti limiti numerici all’accesso allo smart working. Ciò che è stato valutato è la fattibilità del lavoro, per un giorno alla settimana, in un luogo diverso da quello dell’ufficio facilitando la conciliazione fra i tempi di vita e quelli del lavoro: non è un caso che le donne che hanno fruito di tale opportunità sono il doppio degli uomini”.

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