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#BiblioSocial

I colleghi di lavoro le chiamano ‘le smanettone’ perché sono sempre ‘armate’ di smartphone, tablet, macchina digitale. Cristina Bambini e Tatiana Wakefield sono due bibliotecarie molto speciali. Lavorano alla biblioteca comunale San Giorgio di Pistoia, una delle più grandi in Toscana con circa 170mila tra libri, dvd, e altro materiale in catalogo. ‘Smanettone’ perché l’avvento dei social come nuovi mezzi di comunicazione non le ha lasciate indifferenti. Colpite, affascinate dalle nuove possibilità che un account Facebook o  Twitter offrono di interloquire con il resto del mondo, hanno portato la rivoluzione in biblioteca. Come? Lo  spiegano nel libro che hanno scritto insieme, ‘La biblioteca diventa social’, che Cittadini di Twitter ha presentato a Firenze in una iniziativa presso il Consiglio Regionale della Toscana. Per ricostruire l’evento su Twitter cercate l’hashtag #bibliosocial. Abbiamo fatto loro qualche domanda per capire come sta andando questa apertura ai social iniziata da qualche anno.

Cristina, Tatiana cos’è una biblioteca social e  come è iniziato il percorso alla San Giorgio di Pistoia?

«La biblioteca social è la biblioteca che si apre, che dialoga, che cerca un canale comunicativo alternativo rispetto a quelli tradizionali  come il sito, la newsletter, o i volantini. Diventa un nuovo modo di raccontare e quindi di percepire il mondo delle biblioteche. L’utente non si trova più al margine del processo comunicativo, ma si posiziono al centro. La comunicazione diventa un dialogo tra pari e si basa sulla fiducia. Abbiamo capito che la San Giorgio aveva già questa “predisposizione” all’ascolto, che considerava già l’utente al centro e non ai margini del processo comunicativo, quindi abbiamo capito che i social erano il mezzo più adatto per avvicinarsi ancora di più ai cittadini».

Voi avete introdotto l’uso dei social nella ‘vostra’ biblioteca. Cos’è un bibliotecario 2.0?

«Il bibliotecario 2.0, per prima cosa, dovrebbe aver chiaro che non sono i cambiamenti tecnologici che inducono al cambiamento, ma è vero il contrario, sono i cambiamenti sociali che portano le persone a ripensare ai propri ruoli, alle proprie competenze, alla propria professionalità e ai propri valori. Non si tratta quindi di buttarsi su ogni novità, si tratta invece di ripartire dalla propria storia per capire ciò che può essere introdotto di nuovo e cosa no. Nel nostro caso, abbiamo iniziato da subito a lavorare nella comunicazione all’interno della biblioteca, occupandoci in maniera particolare del sito. Da qui il salto è stato naturale, ma non privo di difficoltà. Abbiamo dovuto studiare, rimetterci in gioco e soprattutto capire cosa fosse più congeniale per noi. Dopo tre anni stiamo ancora studiando e ogni giorno siamo pronte a rimetterci in gioco».

Spieghiamo qual è la ‘cassetta degli attrezzi social’ della vostra biblioteca. Quali account ha,  quale organizzazione vi siete date nel gestirli e quali cambiamenti nell’organizzazione complessiva della biblioteca avete dovuto fronteggiare?

«La San Giorgio è presente su: Facebook, Twitter, aNobii, Pinterest, Google Plus, Foursquare. Prevalentemente aggiorniamo Facebook e Twitter. All’inizio ci siamo divise i social, poi abbiamo preferito organizzare il lavoro optando per una copertura giornaliera dei profili, che ora gestiamo insieme, a volte anche con altri  colleghi che ci supportano per offrire una copertura globale delle iniziative della biblioteca e informazioni curiose o intriganti  che poi riportiamo sui social. La rivoluzione tecnologica operata dai social network  ha offerto  alla nostra biblioteca la libertà infinita di stare sempre connessi, magari mentre catalogavamo o eravamo al pubblico in una mattinata poco movimentata, e di esibire alla rete tutto quel materiale, quelle esperienze, quelle informazioni che altrimenti sarebbero rimaste nascoste a chi non ci conosceva».

 

I social possono essere davvero utili alle istituzioni culturali?

«I social possono sicuramente essere utili per le istituzioni culturali. Possono diffondere conoscenza e raggiungere un numero elevatissimo di persone. Ascoltare le opinioni dei nostri utenti attivi sulla rete e dialogare con loro in maniera più attiva, ha rappresentato la chiave di volta della nostra esperienza. Socialità, schiettezza, trasparenza per creare contenuto, per remixare la conoscenza di tutte quelle istituzioni che hanno valore aggiunto. È nel dialogo che le istituzioni culturali possono mettere in risalto la propria essenza!  Il confronto con i fans, intorno ai luoghi preferiti non nasce più solo dalla voglia di condividere una passione, ma anche dal bisogno di comprendere meglio alcuni aspetti attingendo al sapere degli altri; l’intelligenza collettiva della rete diventa funzionale all’orientamento e alla costruzione di nuove bussole condivise.Vogliamo dare alle persone la possibilità di poter partecipare alla costruzione della nostra mission, delle nostre idee e di riutilizzare i contenuti declinandoli secondo i loro mondi di riferimento e i loro obiettivi esistenziali».

 

Fate un bilancio di questi tre anni di vita social della biblioteca e della vostra esperienza di lavoro come responsabili degli account.

«Sono stati tre anni in cui abbiamo imparato molto, in cui abbiamo ascoltato i nostri utenti e li abbiamo conosciuti meglio, in cui abbiamo imparato ad organizzarci meglio, in cui abbiamo abolito la parola “procrastinare”. E soprattutto abbiamo imparato che il nostro lavoro è solo comunicare e mostrare ciò che tutti insieme nell’organizzazione biblioteca facciamo giorno dopo giorno per rendere la San Giorgio “la biblioteca più bella del mondo” »

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