L’Intelligenza Artificiale (AI) impara velocemente e il mercato del lavoro potrebbe cambiare più rapidamente di quanto si sia disposti ad ammettere. Di fronte a progressi così rapidi è facile chiedersi quali professioni siano destinate a cambiare e quali, invece, potrebbero essere sostituite.
La rivoluzione dell’IA potrebbe portare alla scomparsa definitiva di un numero significativo di professioni, sottolinea Bill Gates in un saggio pubblicato sul suo sito. Il punto, secondo il fondatore di Microsoft, è capire se e come questo processo possa essere governato.
Per Gates, molti posti di lavoro spariranno per sempre. Una previsione che non va confusa con le trasformazioni cicliche che hanno sempre accompagnato l’economia. Quando una mansione viene automatizzata, infatti, non è detto che torni a essere svolta da una persona una volta superata una fase di difficoltà. Alcuni lavori potrebbero non tornare più.
Quali lavori sono più esposti all’AI? Una ricerca pubblicata sul sito del Bureau of Labor Statistics – Artificial Intelligence (AI) Exposure Categories, l’ufficio statistico del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, analizza l’esposizione all’intelligenza artificiale di diverse categorie professionali nell’ambito delle nuove proiezioni occupazionali per il periodo 2025-2035.
Il quadro che emerge è tutt’altro che scontato. Anche professioni qualificate e ben retribuite possono essere vulnerabili, soprattutto quando le attività vengono svolte quasi interamente al computer. Al contrario, possono risultare meno esposte quelle professioni in cui contano la presenza fisica, la manualità, le capacità relazionali e la risoluzione dei problemi.
Bill Gates, di fronte a questo scenario, ha proposto di riservare agli esseri umani una quota significativa delle attività lavorative, arrivando a ipotizzare che il 40% dei posti di lavoro possa essere tutelato dalla sostituzione tecnologica. L’obiettivo non è quello di fermare l’innovazione, ma quello di porre un limite alla progressiva automazione.
Il vantaggio economico spinge le aziende verso l’AI. Per un’azienda, l’automazione può significare riduzione dei costi, maggiore produttività e possibilità di svolgere con le macchine attività che fino a poco tempo fa richiedevano personale. Gates critica l’attuale sistema fiscale. Secondo la sua analisi, le regole possono finire per rendere economicamente più conveniente investire nelle macchine anziché assumere lavoratori.
Questo non significa necessariamente che tutte queste professioni siano destinate a scomparire. In molti casi cambieranno, ma proprio la velocità con cui l’AI sta migliorando rende difficile prevedere quali competenze conserveranno il loro valore e quali, invece, verranno progressivamente assorbite dalle macchine.
Secondo Gates, il problema non è l’intelligenza artificiale in sé, la vera questione è come gestire la transizione.
L’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno degli strumenti più potenti per aumentare il benessere e ridurre le disuguaglianze. Se l’AI aumenterà la produttività, una parte della ricchezza potrebbe essere utilizzata per sostenere chi perderà il lavoro, finanziare la formazione e accompagnare i lavoratori verso nuove professioni.
Esiste una reale necessità di regole adeguate, altrimenti si potrebbe produrre anche l’effetto opposto, concentrare sempre più ricchezza nelle mani di chi controlla le tecnologie e lasciare indietro milioni di lavoratori.
La questione non riguarda soltanto le macchine che imparano a fare il lavoro degli esseri umani, ma riguarda soprattutto cosa accadrà agli esseri umani quando quelle macchine diventeranno abbastanza efficienti da farlo.