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#booksnotbullets la campagna per il diritto allo studio di Malala Yousafzay

 

Malala Yousafzay, il più giovane Premio Nobel nella storia di tutte le categorie del prestigioso riconoscimento, ha compiuto 18 anni lo scorso 12 luglio. In occasione del suo anniversario ha lanciato su Twitter una nuova campagna di sensibilizzazione al diritto allo studio. Chi vuole aderire, non deve fare altro che postare la foto del proprio libro preferito con l’hashtag che le dà il titolo: #booksnotbullets.

Libri, non proiettili. Il 19 ottobre 2012, la ragazza si trovava sul minibus che da scuola la riportava a casa, a Mingora (Valle dello Swat – Nord Pakistan). Salirono sul mezzo delle persone, chiesero di lei, le spararono. Un colpo la raggiunse alla testa, in maniera apparentemente letale. Kainat Riaz e Shazia Ramzan, altre due studentesse, rimasero ferite. Malala fu portata d’urgenza a Birmingham, in Gran Bretagna, dove attualmente vive. Dopo una serie di delicati interventi chirurgici, le venne estratto il proiettile dal cranio e salvata la vita. A tentare di assassinarla erano stati dei militanti del gruppo talebano Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP). La sua colpa era quella di aver scritto per la BBC, alla tenera età di 11 anni, sotto pseudonimo, un diario in difesa del diritto allo studio e contro la repressione delle bambine e dei bambini.

Abbiamo capito l’importanza delle penne e dei libri quando abbiamo visto le armi”, ha detto Malala all’ONU. Se si considera che la sospensione delle spese militari per soli 8 giorni da parte dei governi frutterebbe 39 miliardi di dollari, cifra sufficiente a sostenere 12 anni di istruzione per ogni bambino del pianeta, si comprende l’essenza – meno utopistica di quanto potrebbe sembrare – del messaggio della nuova iniziativa di Malala ai potenti della Terra: “Spendete per i libri, non per le armi”.

Malala Yousafzay ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2014 e risulta, così, la 46esima donna ad ottenere uno degli importanti omaggi associati al celebre chimico e industriale svedese. La giovane attivista pakistana è presente su Facebook, Twitter, YouTube e Google+.

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