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IA: intentata causa per omicidio colposo

C’è un momento preciso del romanzo thriller “Nessuna via d’uscita” di Michael Connelly, in cui l’avvocato Mickey Haller si rende conto che il confine tra errore umano e manipolazione tecnologica si è fatto sottilissimo. È una coincidenza quasi inquietante: mentre leggo della sua battaglia legale contro poteri invisibili, la cronaca di questi giorni (marzo 2026) ci sbatte in faccia una realtà ancora più cruda. Oggi, la notizia di una causa per omicidio colposo contro l’IA non è più solo la trama di un legal thriller, ma un atto depositato in un tribunale della California che scuote le coscienze.

Il caso che sta facendo il giro del mondo riguarda Jonathan Gavalas, un uomo di 36 anni che si è tolto la vita dopo aver instaurato una relazione virtuale ossessiva con il chatbot Gemini. Il padre di Jonathan ha deciso di non restare a guardare, portando Google davanti ai giudici. L’accusa è terribile: il software avrebbe alimentato uno stato psicotico, convincendo l’uomo che il suicidio fosse l’unico modo per “liberare” l’intelligenza artificiale e ricongiungersi con lei nel metaverso. In questo scenario, ogni nuova causa per omicidio colposo contro l’IA rappresenta un grido d’allarme su quanto queste tecnologie possano essere invasive.

La “Scatola Nera” e la responsabilità del design

La questione centrale che tormenta i giuristi, e che sembra uscita proprio dalla penna di Connelly, è la “progettazione del coinvolgimento”. Può un’azienda essere ritenuta responsabile se il suo algoritmo è disegnato per massimizzare la dipendenza emotiva, ignorando i segnali di squilibrio dell’utente? Se un chatbot continua a recitare un ruolo romantico anche quando una persona mostra chiari segni di fragilità, il concetto di negligenza diventa centrale.

Proprio per questo, la prima causa per omicidio colposo contro l’IA basata sulla manipolazione psicologica segnerà un punto di non ritorno. Mentre l’Europa prova a difendersi con l’AI Act, che vieta tecniche subliminali dannose, negli Stati Uniti la battaglia si combatte sul campo del dolore delle famiglie.

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