L’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento di supporto ma sta diventando un “collaboratore” a tutti gli effetti, capace di eseguire compiti un tempo riservati a intere squadre. E mentre alcune aziende celebrano guadagni di produttività, cresce la preoccupazione per un mercato del lavoro in cui l’IA rischia di sostituire decine di persone in ruoli cognitivi e d’ufficio.
Uno scenario economico che fa riflettere
Secondo un modello interno elaborato da Anthropic, l’adozione massiccia dell’IA entro il 2030 potrebbe portare a una crescita del PIL statunitense fino al 15,4% annuo, ma con un rovescio della medaglia occupazionale: nello scenario più estremo, l’occupazione nei servizi cognitivi crollerebbe del 21,5%, con la disoccupazione tra questi lavoratori al 17,9% e quella complessiva all’11,9%. I salari dei lavoratori cognitivi scenderebbero dell’11,5%, mentre i redditi da capitale aumenterebbero di oltre l’80%, evidenziando una redistribuzione della ricchezza dal lavoro al capitale.
Anche nello scenario intermedio, considerato più plausibile, l’IA sarebbe in grado di svolgere circa metà del lavoro intellettuale, con una diminuzione del 3,9% dell’occupazione cognitiva e un aumento della disoccupazione tra gli impiegati al 4,5%. Gli stessi economisti di Anthropic precisano che questi non sono previsioni certe, ma scenari che dipendono da due variabili chiave: le capacità tecnologiche raggiunte e la velocità di adozione da parte di imprese e lavoratori.
Le dichiarazioni di Dario Amodei e il clima di incertezza
Già nel maggio 2025, Dario Amodei, CEO di Anthropic, aveva lanciato un avvertimento netto: fino alla metà dei posti d’ufficio di livello base potrebbe scomparire nell’arco di cinque anni, con la disoccupazione destinata a raggiungere il 10-20%. Queste parole, unite ai dati del modello economico, alimentano un clima di preoccupazione tra chi teme che l’IA non si limiti ad affiancare, ma sostituisca rapidamente interi ruoli.
A rendere il quadro più complesso contribuiscono anche le tensioni interne al settore: Jacob Coxon, ricercatore che ha lavorato sia per OpenAI sia per Anthropic, ha lasciato l’azienda denunciando una corsa irresponsabile verso sistemi sempre più autonomi, sostenendo che alcuni dipendenti temono in privato conseguenze esistenziali della tecnologia.
Chi paga il prezzo dell’automazione?
I dati disponibili suggeriscono che l’impatto non è ancora visibile nelle statistiche aggregate sull’occupazione, ma i segnali puntano verso una contrazione delle assunzioni junior e una trasformazione dei profili richiesti. Uno studio danese non rileva effetti significativi su salari e ore lavorate a due anni dal lancio di ChatGPT, mentre ricerche statunitensi indicano stabilità a livello macroeconomico, ma con possibili compressioni nelle assunzioni entry-level.
Nel contempo, le PMI italiane sembrano assorbire parte dei talenti “scaricati” dalle grandi aziende digitali, con il 26% delle piccole imprese che dichiara di assumere meno a causa dell’IA, ma altre che colgono l’opportunità di reclutare risorse qualificate.
Una sfida per la governance del lavoro
La vera posta in gioco non è solo tecnologica, ma politica e sociale: come distribuire i guadagni di produttività generati dall’IA? Come tutelare i lavoratori più esposti? Come evitare che la ricchezza si concentri nelle mani dei proprietari del capitale, mentre i salari d’ufficio si contraggono?
Il modello di Anthropic non contempla rischi esistenziali o evoluzioni incontrollate della tecnologia, ma lascia aperta la domanda su quanto velocemente l’IA verrà adottata, come verranno redistribuiti i suoi benefici e quali tutele saranno necessarie per governare una transizione che, se mal gestita, potrebbe destabilizzare interi settori del lavoro.
Claude non è solo un assistente virtuale: è il simbolo di una trasformazione che sta ridisegnando il confine tra lavoro umano e automazione. Mentre le aziende sperimentano guadagni di efficienza, la preoccupazione per chi rischia di essere “sostituito” cresce, chiedendo risposte rapide in termini di formazione, riqualificazione e governance del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.
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