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Competenze digitali: UNI fissa le regole per le certificazioni DigComp e DigCompEdu

Competenze digitali

Pubblicata la UNI/PdR 193:2026: definisce come devono essere progettati esami, identificazione, sorveglianza e certificati. Un riferimento atteso per scuola, pubblica amministrazione, lavoro e formazione.

Da oggi chi vuole certificare le proprie competenze digitali ha un nuovo punto di riferimento. UNI ha pubblicato la Prassi di Riferimento UNI/PdR 193:2026, il documento che stabilisce requisiti e principi per valutare e certificare le persone secondo i framework europei DigComp, dedicato alle competenze digitali dei cittadini, e DigCompEdu, rivolto a docenti ed educatori.

La Prassi entra nel merito della costruzione degli esami: definisce livelli di padronanza, metodi e ambiti di valutazione, indicatori di prestazione, requisiti di processo per gli organismi di certificazione e caratteristiche tecniche delle piattaforme d’esame. L’obiettivo è rendere i percorsi più indipendenti, imparziali, uniformi, trasparenti e tracciabili.

Un vuoto colmato

DigComp e DigCompEdu descrivono le competenze necessarie per vivere, lavorare, comunicare e insegnare nel contesto digitale. Il primo riguarda, fra l’altro, alfabetizzazione informativa, comunicazione online, sicurezza, protezione dei dati e uso dei servizi digitali, il secondo applica il tema al lavoro educativo e didattico.

Fino a oggi, tuttavia, i framework non definivano in modo operativo come costruire un esame capace di accertare davvero quelle competenze. La UNI/PdR 193:2026 interviene esattamente su questo punto: non cambia i contenuti dei framework, ma fissa le condizioni per usarli in un processo volontario di certificazione di terza parte conforme alla UNI CEI EN ISO/IEC 17024.

La novità è particolarmente significativa perché le certificazioni digitali incidono sempre più su percorsi professionali, selezioni, formazione e graduatorie. Avere un titolo che dichiara un livello non basta: quel livello deve derivare da una prova coerente, verificabile e comparabile.

Un lavoro condiviso

La Prassi è stata proposta da IDCERT e Fondazione Italia Digitale. Il tavolo tecnico UNI “Valutazione delle competenze digitali” è stato avviato il 23 luglio 2025 e affidato alla guida di Simone Aldo Buonporto, presidente di IDCERT, in qualità di project leader.

Al percorso hanno partecipato Ministero dell’Istruzione e del Merito, Accredia, FLC CGIL, CISL Scuola, Dintec, Assotic–Conforma–Union, All Digital, EGInA, Gruppo IQC-Pomiager, oltre ai due soggetti proponenti. La consultazione pubblica, aperta nel febbraio 2026 e chiusa il 24 marzo, ha raccolto osservazioni poi esaminate prima della versione finale.

La presenza nello stesso percorso di ministero, soggetto nazionale di accreditamento, rappresentanze sindacali della scuola, associazioni e imprese rappresenta un elemento rilevante. In un mercato caratterizzato da offerte molto diverse tra loro, la convergenza su requisiti tecnici condivisi può rafforzare la fiducia nei titoli rilasciati.

Il nodo della scuola

Il tema riguarda in modo diretto anche il personale scolastico. Dal 2024, per l’accesso alle graduatorie di terza fascia del personale ATA è richiesta la certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale. Il requisito ha generato una domanda molto ampia di certificazioni, senza che fossero però disponibili criteri tecnici altrettanto puntuali sulla struttura delle prove.

La UNI/PdR 193:2026 non modifica le norme sulle graduatorie, ma offre una griglia per capire se una certificazione è costruita secondo logiche robuste: indipendenza tra formazione e valutazione, identificazione affidabile, esame strutturato e sorvegliato, certificato controllabile nel tempo.

Il quadro si inserisce in un processo più ampio. Il decreto del Ministero del Lavoro n. 115 del 9 luglio 2024 disciplina i servizi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze relativi alle qualificazioni di titolarità del Ministero, nel quadro del sistema nazionale di certificazione delle competenze.

Esami progressivi e tracciabili

Uno dei principi più rilevanti della Prassi è la progressività dell’esame. La persona candidata affronta prove con difficoltà crescente e accede allo step successivo solo dopo avere superato il precedente. Il risultato, dunque, deve rappresentare il livello effettivamente dimostrato e non un’attribuzione automatica.

La struttura prevista è articolata. Per il DigComp, il documento prevede almeno 84 domande distribuite in quattro step a difficoltà crescente, per una durata minima di 120 minuti. Per DigCompEdu sono previste almeno 132 domande in tre step e una durata minima di 190 minuti.

L’esame va sostenuto in una sessione continua: non può essere spezzato in più prove né trasformato nell’acquisto separato di singole aree o livelli. L’identità del candidato deve essere verificata attraverso SPID, CIE, eIDAS oppure una procedura documentata e tracciabile.

Formazione e valutazione separate

La Prassi fissa anche un confine importante per il mercato: l’accesso all’esame non può essere subordinato all’acquisto di un corso, di materiali didattici o di tutoraggi. Chi vuole certificarsi deve poter accedere alla prova senza essere vincolato al percorso formativo proposto dallo stesso soggetto.

È un criterio che tutela il candidato e rafforza l’indipendenza del processo. La formazione resta fondamentale, ma non può diventare una condizione commerciale obbligatoria per ottenere la valutazione.

Sorveglianza, AI e privacy

La Prassi stabilisce rapporti massimi anche per la sorveglianza: un sorvegliante ogni 50 candidati per gli esami a distanza e uno ogni 30 nelle prove in presenza.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il documento afferma un principio di responsabilità umana: i sistemi automatici possono supportare l’attività di monitoraggio, ma non sostituire la decisione del sorvegliante. Le decisioni che incidono sull’esito dell’esame devono restare attribuibili a una persona e risultare documentate.

La Prassi si colloca inoltre nel solco delle indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali. Il Garante precisa che il trattamento di dati biometrici nel proctoring degli esami a distanza, in assenza di una specifica e idonea base giuridica, non è ammesso; richiede inoltre trasparenza sulle modalità di svolgimento delle prove, sull’eventuale supervisione e sui tempi di conservazione dei dati.

Il documento UNI prevede quindi che l’identificazione avvenga tramite confronto visivo in tempo reale, senza estrazione o trattamento di dati biometrici. Non sono ammessi strumenti invasivi che registrino comportamenti, battiture, click, navigazione o attività del candidato per elaborare indici automatici di rischio.

Certificati verificabili nel tempo

Un altro capitolo decisivo riguarda il certificato. La Prassi richiede una verifica crittografica di autenticità e integrità che permetta a chiunque di controllare il titolo senza dover dipendere, ogni volta, dai sistemi dell’organismo che lo ha emesso.

L’orientamento è quello delle credenziali digitali verificabili, interoperabili con i sistemi europei di riconoscimento e potenzialmente utilizzabili nell’ecosistema Europass. Per candidati e organizzazioni questo significa titoli più leggibili, portabili e controllabili, anche in contesti transnazionali.

La validità indicata dalla Prassi è di due anni, trascorsi i quali l’esame deve essere ripetuto integralmente.

Accessibilità e inclusione

La UNI/PdR 193:2026 stabilisce che l’esame sia accessibile dai 14 anni e non preveda requisiti di ingresso legati a titoli di studio o ruoli professionali. Prevede inoltre misure compensative per persone con disabilità, DSA, maternità o gravi condizioni di salute: tempo aggiuntivo, strumenti di supporto e, quando necessario, presenza di un facilitatore.
È una scelta coerente con la natura dei framework europei: le competenze digitali sono una dotazione essenziale di cittadinanza e lavoro, non un patrimonio riservato a specifiche categorie professionali.

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