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Fake news sempre più alimentate da immagini e video generati artificialmente

Negli ultimi anni, il confine tra realtà e finzione digitale è diventato sempre più labile. L’evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale generativa, in particolare nella creazione di immagini, video e audio, sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono costruite e diffuse le fake news.

Se un tempo bastavano un titolo sensazionalistico e una foto manipolata, oggi bastano pochi clic per produrre contenuti visivi e sonori perfettamente realistici, ma completamente falsi. I cosiddetti deepfake sono al centro di questa rivoluzione della disinformazione.

Come ricorda il Garante per la protezione dei dati personali, i deepfake sono immagini, video o audio creati con software di intelligenza artificiale capaci di ricreare in modo estremamente realistico volti, movimenti e voci di persone reali, partendo da materiali autentici. Il termine nasce dall’unione di “deep learning” (l’apprendimento profondo tipico delle reti neurali) e “fake” (falso).

Inizialmente sviluppati per il cinema e gli effetti speciali, i deepfake si sono rapidamente diffusi grazie a app e software accessibili anche da smartphone, aumentando in modo esponenziale i rischi per la privacy, la reputazione e la sicurezza dei cittadini.

Il Garante sottolinea che la realizzazione non consensuale di deepfake può configurare una grave forma di furto d’identità digitale, con la possibilità di:

travisare idee, comportamenti e parole di una persona;

collocarla in contesti falsi o compromettenti;

minacciarne la dignità e la reputazione;

essere utilizzata per cyberbullismo, revenge porn o campagne di disinformazione politica.

Particolarmente allarmante è la diffusione dei cosiddetti deepnude, in cui i volti (anche di minori) vengono innestati su corpi nudi o in pose sessualmente esplicite. Queste pratiche, spesso usate a fini di ricatto o denigrazione, rappresentano, secondo il Garante per la protezione dei dati personali, una delle forme più gravi di violazione della privacy e della dignità personale.

Deepfake e fake news, manipolare la percezione pubblica

Il fenomeno ha conseguenze dirette anche sulla manipolazione dell’opinione pubblica. I deepfake possono rappresentare leader politici o opinionisti in situazioni compromettenti, spostando consensi o screditando avversari.
Come evidenzia lo stesso Garante, questo tipo di contenuti può influenzare il voto, la fiducia nelle istituzioni e il dibattito democratico, privando le persone della propria autodeterminazione informativa, cioè del diritto di decidere quali informazioni su di sé diffondere o non diffondere.

Un esempio concreto si è verificato nel 2023, quando false immagini dell’arresto di Donald Trump, generate con il software Midjourney, hanno fatto il giro del mondo, ingannando milioni di utenti e dimostrando la potenza manipolativa della tecnologia.

Ricerche e soluzioni: il fronte della “forensics AI”

La comunità scientifica e le autorità stanno reagendo. Progetti come il DARPA Media Forensics Program e l’iniziativa europea AI4Media sviluppano algoritmi di rilevamento dei contenuti sintetici attraverso l’analisi di metadati, artefatti visivi e watermark digitali.

In Italia, il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino lavora su un sistema di watermarking crittografico capace di identificare l’origine automatica di un’immagine o video, migliorando la tracciabilità e la trasparenza dei contenuti online.

Deepfake e cybercrime, il falso che inganna anche le macchine

Oltre al rischio reputazionale e informativo, il Garante segnala anche il crescente legame tra deepfake e cybercrime.
Video e messaggi vocali artefatti possono essere utilizzati per ingannare sistemi di riconoscimento facciale o vocale (spoofing biometrico), trarre in inganno contatti fidati per ottenere dati o denaro (phishing vocale) ediffondere malware o ransomware.

L’utilizzo di volti e voci falsificati per accedere a conti bancari, sistemi sanitari o dispositivi di domotica rappresenta una minaccia emergente alla sicurezza digitale personale.

Responsabilità e consapevolezza, le difese possibili

Secondo il Garante Privacy, la prima forma di difesa contro i rischi legati alla manipolazione digitale è la consapevolezza degli utenti. È fondamentale, infatti, adottare comportamenti prudenti online, come evitare di diffondere immagini personali o di minori sui social network, per ridurre le possibilità di un uso improprio dei contenuti. Allo stesso modo, è importante sviluppare la capacità di riconoscere i segnali che possono tradire un deepfake, ad esempio movimenti innaturali degli occhi o della bocca, luci incoerenti o sfocature anomale che indicano un’elaborazione artificiale dell’immagine. La prudenza deve estendersi anche alla condivisione di materiale sospetto: video o audio di dubbia provenienza non andrebbero rilanciati, ma segnalati tempestivamente alle piattaforme. In presenza di utilizzi illeciti o diffamatori dei propri dati o contenuti, il Garante raccomanda di rivolgersi senza esitazione alla Polizia Postale o all’Autorità per la protezione dei dati personali, così da attivare le tutele previste dalla legge.

La generazione artificiale di immagini e video non è solo una sfida tecnologica, ma una questione di diritti fondamentali. I deepfake, se usati in modo malevolo, possono rubare volti, voci e persino identità, minando la fiducia collettiva nelle informazioni.

Serve un’alleanza tra tecnologia, educazione e regolamentazione, in cui istituzioni, piattaforme e cittadini collaborino per distinguere il vero dal falso e per difendere, insieme, la verità e la dignità nell’era dell’intelligenza artificiale.

Il diritto all’oblio tutela le persone permettendo di chiedere la rimozione di informazioni personali non più attuali o dannose. Tuttavia, una volta che una foto o un video imbocca l’autostrada della rete, il rischio che non venga mai cancellato del tutto rimane concreto, per questo, la consapevolezza e la prudenza nella condivisione restano la prima, vera forma di protezione digitale.

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