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Fare filosofia con Twitter? Ce ne parla in un’intervista Adriano Fabris, autore di “Twitter e la filosofofia”

Duttile e multitasking, Twitter si presta per sperimentare nei campi più diversi del sapere. Come quello del pensiero rigoroso e abituato a 4322confrontarsi con le domande più difficili e scomode. Stiamo parlando della filosofia e della possibilità di ampliare la sua portata, praticarla anche in ‘piccolo’, nel quotidiano, come un’esercizio che tonifica la mente. Perché no, proprio grazie a 140 caratteri e all’insieme delle relazioni, fatte di tweet e retweet, che possono nascere da una frase ben scritta, da un pensiero che invita a riflettere. Se e in che modo è possibile fare filosofia attraverso le nuove tecnologie è la domanda al centro di un esperimento tentato dal Professor Adriano Fabris, docente di etica della comunicazione all’Università di Pisa. Il risultato lo racconta nel suo libro, ‘Twitter e la filosofia’ (edizioni Ets) e in questa intervista.

Il suo libro racconta l’esperimento del provare a fare filosofia con Twitter. Cosa ha imparato?

L’esperimento nel complesso è stato molto utile. Lo scopo era duplice. Si trattava di vedere, da un lato, che cosa poteva accadere, cioè a quali risultati si giungeva, tentando una riflessione su questo social attraverso il linguaggio e la concettualità filosofiche. Dall’altro lato lo scopo era quello di verificare se e come la forma di Twitter – i suoi 140 caratteri, la sua struttura, che prevede che vi sia sempre qualcuno che prende l’iniziativa – poteva aiutarci a fare filosofia in maniera diversa. E da questo esperimento ho imparato molto. Ho cercato di mostrare come Twitter ci costringa alla sintesi, ad andare all’essenziale. Ma Twitter funziona solo se si ha qualcosa da dire, se ci sono specifici contenuti. La filosofia deve aiutarci a mettere a fuoco anche questo aspetto.

Cosa si aspettava dovesse accadere ?

Ciò che mi aspettavo, oltre a ciò che è avvenuto, era d’iniziare un processo di cambiamento nel modo di fare filosofia, cioè nella forma stessa del filosofare. Siamo abituati al fatto che la filosofia è qualcosa che viene espresso o da un singolo filosofo, che in molti casi si trasforma in un guru, si veda per esempio il caso di Nietzsche, oppure che deve valere oggettivamente, in maniera indipendente da chi la elabora. Ciò che raramente si è proposto nella storia del pensiero è stato il tentativo di concepire la filosofia come un progetto collettivo, come un rilanciare e riprendere un tema espresso da qualcuno in prima persona, come una sequenza di riflessioni a più voci. Ciò Twitter può offrircelo. Ma di solito questo social è usato o per informare, o per diffondere pensierini vari, oppure per fare marketing.

Se rifacesse l’esperimento oggi, o tra un po’, lo condurrebbe in modo diverso?

Oggi, forse anche a seguito della lettura del libro, i miei followers si sono moltiplicati e alcuni mi hanno coinvolto in esperimenti del tipo di quelli che auspicavo. Devo dire che è stata un’esperienza molto bella: abbiamo riflettuto su alcuni temi insieme, seguendo un filo unico di pensiero e intessendo ciascuno un unico discorso. Non escludo dunque di riprovare con il mio esperimento, preparandolo meglio.

Dal suo punto di vista Twitter e i social media come hanno cambiato le nostre vite?

Twitter ci permette di essere in contatto, di essere informati e collegati, in una maniera rapida e poco invasiva. Gli altri social network richiedono forse più impegno, più tempo da dedicare al loro uso. In ogni caso ciò che appare assodato, nell’epoca del web 2.0, è che le nostre vite non sono più quelle che sono proprie di individui isolati, chiusi in se stessi. Noi invece siamo ciò che siamo solo nelle relazioni con gli altri. Le nuove tecnologie dimostrano tutto questo e ci aiutano a realizzarlo sempre di più.

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