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Fascicolo sanitario elettronico, ancora forti disuguaglianze territoriali

La sanità digitale italiana continua a procedere a velocità diverse. Nonostante gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e l’accelerazione impressa negli ultimi anni alla digitalizzazione dei servizi pubblici, il Fascicolo sanitario elettronico resta caratterizzato da profonde differenze territoriali che incidono direttamente sulle possibilità dei cittadini di accedere ai propri dati clinici e ai servizi sanitari online.

Il Fascicolo sanitario elettronico rappresenta uno degli strumenti chiave della trasformazione digitale del Servizio sanitario nazionale. Pensato per raccogliere in un unico ambiente digitale referti, prescrizioni, vaccinazioni, lettere di dimissione e altri documenti clinici, dovrebbe garantire a tutti i cittadini un accesso semplice e immediato alla propria storia sanitaria. La realtà, però, racconta una situazione ancora molto distante da questo obiettivo.

A fotografare il divario esistente sono i dati sulla completezza del Fascicolo sanitario elettronico. Sebbene il decreto del Ministero della Salute del 7 settembre 2023 abbia definito i contenuti del nuovo FSE 2.0, oggi soltanto quattro dei sedici documenti monitorati risultano effettivamente disponibili in tutte le Regioni: la lettera di dimissione ospedaliera, i referti di laboratorio, i referti di radiologia e il verbale di pronto soccorso.

Per tutti gli altri documenti la situazione cambia sensibilmente da territorio a territorio. Il profilo sanitario sintetico, le prescrizioni farmaceutiche e specialistiche e il referto specialistico ambulatoriale sono disponibili in oltre l’80% delle Regioni, mentre il certificato vaccinale e il documento di erogazione delle prestazioni specialistiche sono presenti in 15 Regioni e Province autonome. Scendono a 14 le Regioni che rendono disponibili il documento di erogazione dei farmaci e la scheda della singola vaccinazione.

Ancora più limitata la diffusione di altri strumenti considerati importanti per la presa in carico del cittadino. Il referto di anatomia patologica e il taccuino personale dell’assistito risultano disponibili in 13 Regioni, mentre la lettera di invito agli screening, alle vaccinazioni e ad altri percorsi di prevenzione compare soltanto in sei territori. Emblematico il caso della cartella clinica completa, caricata nel Fascicolo sanitario elettronico esclusivamente dal Veneto.

I numeri confermano un quadro di forte eterogeneità. Complessivamente il Fascicolo sanitario elettronico mette oggi a disposizione dei cittadini il 68% dei documenti previsti dalla normativa nazionale. Nessuna Regione raggiunge la copertura totale delle tipologie documentali richieste. Ai vertici si collocano Piemonte e Veneto, che arrivano al 93% della completezza documentale, mentre Abruzzo e Calabria si fermano al 40%.

Le differenze territoriali sollevano una questione di equità nell’accesso ai servizi sanitari digitali. Di fatto, un cittadino può trovarsi a disporre di strumenti e documenti molto diversi a seconda della Regione di residenza, nonostante il Fascicolo sanitario elettronico sia stato concepito come una piattaforma nazionale destinata a garantire pari opportunità di accesso alle informazioni sanitarie.

I Fascicoli sanitari elettronici regionali possono offrire fino a 45 funzionalità, tra cui il pagamento dei ticket, la prenotazione di visite ed esami, la scelta del medico di medicina generale e la consultazione delle liste d’attesa. Tuttavia, soltanto Toscana e Lazio superano il 50% dei servizi attivati, rispettivamente con il 56% e il 51%. All’estremo opposto si trova la Calabria, che si ferma al 7%.

Molte Regioni rendono disponibili alcuni servizi attraverso portali web o applicazioni dedicate. A distanza di anni dall’avvio del percorso di digitalizzazione della sanità, il Fascicolo sanitario elettronico continua dunque a rappresentare una grande opportunità ancora non pienamente realizzata. La sfida non riguarda soltanto l’innovazione tecnologica, ma la capacità di garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione di residenza, gli stessi diritti di accesso alle informazioni e ai servizi sanitari. Perché nell’era digitale il principio di universalità del Servizio sanitario nazionale passa sempre più anche dalla qualità e dall’uniformità degli strumenti digitali messi a disposizione della popolazione.

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