Il legame tra l’evoluzione tecnologica e l’informazione si fa sempre più stretto, sollevando interrogativi sempre più pressanti sulla trasparenza, sull’etica AI e sul futuro di democrazie e giornalismo.
Nei giorni scorsi, la presentazione della Carta di Bolzano su IA ed informazione ha riacceso i riflettori su un dibattito: come governare l’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa nelle redazioni senza smarrire la centralità dell’essere umano.
Un monito chiaro è arrivato da Alessandra Costante, segretaria generale della FNSI Federazione Nazionale Stampa Italiana.
La segretaria ha ribadito la necessità di inserire nel rinnovo del contratto giornalistico con la Fieg un principio inderogabile: «L’informazione deve essere fatta da esseri umani».
Secondo Costante, l’IA deve configurarsi come uno strumento di supporto al lavoro del giornalista, impedendo che gli algoritmi sostituiscano il ruolo insostituibile di mediazione critica tra la realtà e i cittadini.
I punti chiave della Carta di Bolzano
La Carta di Bolzano – nata dalla sinergia tra il Sindacato Giornalisti del Trentino-Alto Adige e la Libera Università di Bolzano – mette in guardia dai rischi di una delega totale della produzione informativa alle macchine.
Il documento propone linee guida etiche per regolare l’uso dei sistemi di IA nelle redazioni, promuovendo una formazione specifica e la trasparenza verso i cittadini.
Il testo evidenzia una netta distinzione tra i processi computazionali e le facoltà tipiche dell’uomo:
– Ragione e mancanza di coscienza: Se all’IA può essere riconosciuta una forma di “ragione”, intesa come capacità di generare output coerenti tramite addestramento, l’IA rimane priva di coscienza.
Manca, cioè, la consapevolezza del valore morale delle proprie azioni e la capacità di discernere eticamente tra bene e male.
– La regola dell’”ultimo miglio”: La Carta introduce il concetto fondamentale secondo cui il processo decisionale finale deve restare umano.
La macchina può ricercare e ottimizzare la gestione dei dati, ma spetta al professionista dell’informazione il compito di verificare, approfondire, applicare il proprio discernimento critico e firmare il pezzo.
– Il diritto alle relazioni umane e alla fiducia: L’etica e l’informazione si fondano su un rapporto di fiducia tra persone.
Nel caso dell’informazione giornalistica tra giornalisti e lettori, una dinamica relazionale che non può esistere tra un individuo e un software.
I lettori hanno il diritto fondamentale di sapere se ciò che leggono o vedono è frutto di un lavoro umano o se ha fruito del supporto dell’IA.
Dal rischio “Datacrazia” all’Algoretica
Il pericolo più grande evidenziato dal documento è lo scivolamento verso una “datacrazia“.
Si tratta di un modello di società in cui un gruppo ristretto di soggetti che detiene e addestra gli algoritmi esercita un potere pervasivo e incontrollato sulla maggioranza della popolazione.
Quando le notizie vengono prodotte e veicolate da algoritmi invisibili senza alcun controllo deontologico umano, l’informazione cessa di essere libera, trasformandosi in indottrinamento.
La risposta a questa deriva risiede nell’algoretica, l’utilizzo etico dell’algoritmo, una pratica che impone un utilizzo antropocentrico della tecnologia.
Come ricordato anche durante il convegno, le innovazioni tecnologiche hanno sempre mutato i paradigmi del lavoro giornalistico. Si pensi all’introduzione dei sistemi informatici negli anni ’80.
Ma la persona deve rimanere il fulcro insostituibile per garantire un’informazione oggettiva, equilibrata, libera e profondamente democratica.
Dai principi de giornalismo alla piazza virtuale: la mobilitazione social della FNSI
Le riflessioni etiche della Carta di Bolzano trovano un riscontro immediato nella realtà sindacale.
Per spingere sul rinnovo del contratto nazionale – scaduto da anni – e per rivendicare l’equo compenso dei lavoratori autonomi, la FNSI ha lanciato una mobilitazione anche sulle piazze virtuali.
Gli hashtag che accompagnano la mobilitazione sono #DirittoDiSapere, #GiornalismoDignità, #IlMioLavoroVale.
Attraverso brevi video, i professionisti raccontano il “dietro le quinte” di un mestiere fatto di sacrifici, deontologia e studio.
Tutti ricordano che i cittadini hanno il diritto fondamentale di conoscere il valore e la fatica necessari per produrre un’informazione corretta.
Alla campagna hanno risposto numerose firme e volti noti del giornalismo.
Tra questi Giammarco Sicuro Tg3, Sara Mariani Rai News 24, Stefano Brogioni La Nazione, Jacopo Cecconi Tg3, Giovanni Mari Il Secolo XIX, Valentina Barile freelance, Adele Grossi Rai 3 e Valentina Landucci Il Tirreno.
Proprio quest’ultima ha offerto una provocatoria riflessione sul legame tra tecnologia e valore del lavoro.
Interrogando un’intelligenza artificiale su quale sia l’utilità del giornalista, Landucci ha evidenziato come l’algoritmo stesso ne riconosca il valore oggettivo. L’IA lo definisce un pilastro essenziale per informare in modo veritiero e permettere ai cittadini di prendere decisioni libere.
Eppure mettendo questo dato a confronto con la definizione che l’IA dà del meccanico – fondamentale per la sicurezza stradale – la giornalista fa emergere un paradosso.
Se nessuno si sognerebbe di non pagare un meccanico per la sicurezza della propria auto, l’informazione viene spesso considerata un bene gratuito o sottopagato.
Il punto non è stabilire una gerarchia di importanza tra professioni, ma ricordare che il giornalismo è un presidio tutelato dalla Costituzione che risiede nell’impegno umano sul campo.
Verificare le fonti, studiare le carte e vivere il territorio, arrivando ad esempio a salvare dalla chiusura una scuola di periferia.
L’IA può riconoscere il valore teorico del giornalismo, ma spetta agli esseri umani difenderne la dignità contrattuale.
Come ribadito dalla segretaria generale Alessandra Costante nel primo reel della campagna: «Il giornalismo è democrazia e la democrazia è libertà. Noi giornalisti abbiamo il dovere di informare i cittadini, i cittadini hanno il #DirittoDiSapere».