“Come costruire un essere umano” di Hiroshi Ishiguro (Wudz Edizioni)
Oggi, l’Intelligenza Artificiale (AI) non è più fantascienza: è in ogni smartphone, in ogni chatbot e, presto, in ogni ambito della nostra vita. Ma in questo turbine di algoritmi e ChatGPT, c’è una domanda che rimane centrale: cosa ci rende unici?
In un mondo dove l’AI genera testi, immagini e persino voci indistinguibili, lo scienziato giapponese Hiroshi Ishiguro ci invita a un’esplorazione radicale. Il suo libro, “Come costruire un essere umano” (Wudz Edizioni), non è un manuale di robotica, ma una vera e propria indagine filosofica condotta con bisturi e circuiti integrati. Per Ishiguro, il modo più efficace per definire l’umanità non è la speculazione, ma il tentativo pratico di replicarla.
Hiroshi Ishiguro è una figura leggendaria: professore di Robotica e AI, è noto soprattutto per essere il creatore dei Geminoidi (androidi estremamente realistici), incluso il celebre Geminoid HI-1, la sua esatta copia robotica che spedisce a tenere lezioni e conferenze al posto suo.
La sua competenza non è solo tecnica, ma concettuale. Per Ishiguro, il corpo umano è un complesso meccanismo che va smontato e rimontato per comprenderne l’essenza. La sua visione è semplice e rivoluzionaria: se riusciamo a replicare ogni aspetto del corpo, del movimento e dell’interazione umana in un robot, ciò che rimane non replicabile, se esiste, è la vera anima umana.
Il libro si sviluppa intorno a domande fondamentali che mettono in crisi le nostre certezze sul “chi siamo”, domande rese urgenti dall’avanzata dell’AI: Chi siamo? E quanto conta il nostro corpo? Ishiguro sfida il nostro attaccamento all’involucro biologico. Se un androide agisce e parla esattamente come noi, possiamo davvero dire che “non è umano”? Il libro suggerisce che molta della nostra identità è legata a dettagli replicabili come le espressioni facciali, i gesti o l’abbigliamento. L’intelligenza artificiale può avere una coscienza o un cuore? Non si ferma alla riproduzione fisica. L’autore si inoltra nella ricerca di qualcosa che assomigli a un’“anima” all’interno degli organi cibernetici, esplorando i limiti della modellazione di emozioni e intenzionalità nell’AI più avanzata. L’interazione con i robot ci renderà migliori? Per Ishiguro, gli androidi sono “specchi” che ci costringono a una profonda autoanalisi. Interagendo con loro, scopriamo cosa diamo per scontato nella comunicazione umana e ridefiniamo i nostri parametri di umanità e presenza.
L’obiettivo finale, il sogno di Ishiguro, è un futuro di convivenza naturale tra umani e robot. Non come in un film di fantascienza distopico, ma come una normalità funzionale in cui i replicanti si occupano di incarichi ripetitivi o gravosi. La sua idea è che i robot non ruberanno la nostra umanità, ma al contrario, la libereranno costringendoci a capire cosa vale la pena fare quando non siamo più costretti a fare tutto.
“Come costruire un essere umano” è una lettura essenziale per chiunque voglia comprendere non solo il futuro della robotica, ma soprattutto il presente dell’AI. È un diario di bordo e un saggio provocatorio che ci dimostra come la scienza più estrema possa essere lo strumento più potente per l’indagine più antica: la conoscenza di sé.