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I nuovi luddisti, non contro il progresso, ma contro sfruttamento tecnologico e concentrazione del potere economico

Protesta contro il digitale

Non sono nemici della tecnologia. Non vogliono tornare all’età della pietra né distruggere i server a colpi di martello. I cosiddetti “nuovi luddisti” sono cittadini, attivisti, lavoratori e intere comunità che stanno alzando la mano per dire basta con un modello di innovazione che arricchisce pochi, sfrutta territori e concentra il potere nelle mani di una manciata di corporation.

Chi erano i luddisti (e chi sono oggi)

Storicamente, i luddisti erano operai tessili inglesi che, tra il 1811 e il 1816, distruggevano i telai meccanici perché vedevano in quelle macchine non il progresso in sé, ma uno strumento per abbassare i salari e aumentare lo sfruttamento. Oggi, il termine “luddista” viene spesso usato in modo dispregiativo per etichettare chi critica l’intelligenza artificiale, i data center o le piattaforme digitali. Ma la realtà è più complessa: i nuovi luddisti non rifiutano la tecnologia, ne contestano l’uso.

Una protesta bipartisan e trasversale

Negli Stati Uniti, il 2026 ha visto nascere un movimento trasversale contro le Big Tech, con proteste in oltre 20 città. Una protesta contro data center, sorveglianza di massa, algoritmi opachi e accordi tra governi e corporation. In Italia, comitati locali stanno organizzando manifestazioni contro l’installazione di data center, chiedendo pianificazione nazionale, rispetto per le comunità e attenzione all’impatto ambientale ed energetico.

Non contro l’innovazione, ma per un’innovazione giusta

Come dichiarano esplicitamente i comitati italiani: “Non siamo luddisti. Non vogliamo rimanere come siamo e non vogliamo cambiare. Vogliamo un’innovazione nella chiave del bene della collettività”. La richiesta non è di fermare il progresso, ma di ridisegnarlo: più trasparenza, più partecipazione, più equità.

Le proteste “Dump Big Tech” hanno già portato alla sospensione di progetti di data center per 64 miliardi di dollari negli USA. In Italia, si prepara la prima manifestazione regionale contro i data center, prevista per il 10 ottobre 2026. Intanto, l’opinione pubblica globale registra un calo di fiducia verso le grandi aziende tecnologiche e i loro prodotti, con preoccupazioni crescenti per un futuro dominato dall’AI.

Non si può e non si deve fermare il processo di innovazione e digitalizzazione ma è necessario che tale processo venga principalmente rivolto al benessere delle persone, che sia sostenibile e che ponga dei limiti chiari su etica, mondo del lavoro e qualità della vita.

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