Si chiama Gammy, è un bambino di sette mesi ed è down e con problemi di salute: per qualcuno, secondo una logica che fa rabbrividire e che rasenta la selezione della specie, è da scartare. Anzi peggio, perché Gammy ha una sorella gemella, sono cresciuti insieme nel grembo di una donna thailandese con una gravidanza cosiddetta surrogata: in realtà, al di là dei perbenismi intellettuali di forma, una povera donna povera della Thailandia ha concesso il suo utero in affitto a una coppia australiana di Bunbury che, una volta appreso della sindrome down del bambino, ha chiesto di abortire alla donna che portava in grembo le due vite. La risposta, coraggiosa, è stata di rifiuto e così, quando i due piccoli sono venuti alla luce, i genitori australiani hanno “ritirato” il pacco con la sorellina sana e hanno “scartato” Gammy che necessita anche di cure urgenti.
Qualcosa di aberrante, la vita che diventa un mercato ad uso e consumo degli egoismi e delle voglie del committente che, in base ai soldi e alla volontà, utilizza la disperazione altrui per “fabbricarsi” un bimbo. Non ci siamo. Di fatto, la donna thailandese, che ha già due figli di sei e tre anni, si è trovata a dover accudire anche Gammy. Sola come un cane. E la faccenda sarebbe rimasta in questi angusti confini di solitudine e di povertà, se il quotidiano thailandese “Thai Rath” non avesse raccontato il fatto ma soprattutto se i social non avessero fatto il loro mestiere alla grande come sempre: dopo la pubblicazione dell’articolo e di una sottoscrizione da parte della testata giornalistica, la notizia è esplosa sul web. Nel giro di poche ore l’hashtag “Gammyparentes” è diventato un imbuto di indignazione e di proteste, scatenando un’ondata alternativa di affetto e solidarietà per Gammy. In circa 15 giorni sono arrivate già 150.000 euro di donazioni da tutto il mondo, molte altre si aggiungeranno e Gammy potrà essere curato.
“Gammy migliora poco a poco – ha spiegato la giovane e coraggiosa donna thailandese – non ho mai pensato ad abortire né di abbandonarlo: lo amo come se fosse mio, è mio figlio. Potrebbe anche non farcela, ma non lo lascerò a nessuno e mi prenderò cura di lui”, aggiungendo che i soldi raccolti verranno utilizzati interamente per le cure di Gammy.
La vittoria più grande, ancora una volta, è quella di un caso ribaltato grazie al positivo contagio virale dei social: il più forte che pensa di prevalere sul più debole con furbizia e nel silenzio generale, anche grazie a leggi assurde e a una mentalità iperindividualista, viene scoperto, si trova di colpo nudo e senza parole. L’augurio, a questo punto, è Gammy e la sorellina possano riunirsi, ma non in Australia bensì in Thailandia dove la madre sarà pure più povera degli pseudogenitori australiani, ma ha un cuore molto più grande che vale mille volte di più di ogni ricchezza.