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È un paradosso, di quelli che tolgono il sonno. A fronte di un apparato scientifico di dati sempre più esauriente, sempre più autorevole e credibile, sempre più garantito, quello stesso apparato ancora non riesce (non sempre, almeno, e non compiutamente) ad impattare nella quotidianità di ognuno di noi, direzionando e cambiando i comportamenti.
Perché accade questo? E c’è qualcosa che possiamo fare per invertire un trend che non è solo pericoloso per l’accreditamento/sedimentazione di un tema diffuso ma rischia di prestare il fianco a contro narrazioni magari più semplici da assimilare ma non per questo vere?
La nona puntata del Triathlon Ambientale 2026 – promosso dal Tavolo Ambiente e Sostenibilità di Fondazione Italia Digitale – ha così provato a rispondere a due tra le domande più strategiche per chi si occupa, a vario titolo, di questi temi.

Ad aiutarci, Antonio Disi – Ricercatore ENEA e Responsabile del Laboratorio Strumenti di Promozione dell’Efficienza Energetica – e Marco Talluri, Giornalista, Direttore Ambientenonsolo e Coordinatore Tavolo Ambiente e Sostenibilità FID. Come spesso accade, ancora più frequentemente nelle chiacchierate del Triathlon Ambientale, le domande hanno originato spunti e ricadute importanti.

Innanzitutto, il fatto per cui la filiera del dato, per quanto attenzionata e garantita da procedure di validazione ineccepibili, non sia più sufficiente. Ancora di più in un momento storico in cui quel singolo dato oggettivo ha la possibilità concreta di essere contaminato da narrazioni avverse che hanno il solo scopo di depotenziarne/mistificarne la resa e la verità che lo stesso dato esprime rispetto all’argomento di riferimento. Occorre concentrarsi – pur senza mollare la presa su quegli elementi di accuratezza e validazione, ottimamente riassunti da Talluri, che da sempre rappresentano il capitale reputazionale del dato scientifico – sul momento successivo, in cui il dato entra nella nostra vita scontrandosi con il nostro personalissimo modo di percepire le cose.

Sul punto, Disi è stato lapidario, portando l’esempio di un bambino che alla mattina presenta una temperatura di 37,8. Di fronte a quel dato, immutabile e certamente non alterabile, si dipanano diversi comportamenti che spesso non dipendono neppure dalla “consistenza” di quanto appurato: possiamo decidere di mandare lo stesso il bambino a scuola, facendo affidamento su di una esperienza pregressa o su di una azione di osservazione del bambino, che continua a sorridere e sembra stare bene. Possiamo anche deciderlo perché quel giorno abbiamo una importante riunione in ufficio e non possiamo permetterci di stare a casa. Oppure possiamo “appaltare” la nostra decisione, il nostro comportamento, ad una autorità terza, chiamando il pediatra o affidandoci alla saggezza di un genitore. Mentre a fronte di una varietà di opzioni a disposizione, quel dato, come osserva Disi, rimane sempre quello.

Esistono dei rimedi. Martello e Talluri, per esempio, citano l’implementazione delle fonti giornalistiche locali, tradizionalmente più attigue e prossime alla vita del Lettore o della Lettrice e per questo, in qualche modo più sensibili nel rispondere alle domande più che ai bisogni. Disi, d’altro canto, cita la spinta gentile che, in quanto tale, ha il pregio di indurre cambiamenti comportamentali in maniera non imposta ma, al contrario, accompagnata. Quale che sia la formula giusta, si apre di fronte agli operatori del settore (a prescindere dalla loro posizione, dal ruolo e dalla mansione) uno scenario del tutto nuovo e solo parzialmente esplorato. Dalla cui consapevolezza dipenderà non solo il consolidamento del ruolo scientifico in logiche di cambiamento ben ponderate, ma anche l’esito della lotta alla disinformazione e alle fake news. Che quegli stessi bias utilizza senza scrupoli o senza temere alcuna sanzione deontologica.

Rivedi la puntata:

I consigli della puntata:

Antonio Disi
Marco Talluri

Dentro il Triathlon Ambientale:

Questo articolo prosegue la nuova rubrica di Digitale Popolare dedicata al Triathlon Ambientale, il percorso di formazione promosso dal Tavolo Ambiente e Sostenibilità di Fondazione Italia Digitale. Da questa stagione, a ogni appuntamento in diretta del venerdì (14–15) sui canali social della Fondazione seguirà un articolo di approfondimento giornalistico, con spunti, riflessioni e parole chiave emerse dal confronto con ospiti ed esperti. Un modo per sedimentare i contenuti, ampliare il dibattito e offrire strumenti utili a chi vuole integrare sostenibilità, innovazione e competitività nella propria organizzazione.

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Di Chiara Bianchini e Stefano Martello, coordinatori del TavolAmbiente e sostenibilità di Fondazione Italia Digitale e curatori del Triathlon Ambientale

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