Sapete come si chiama la paura di perdere il cellulare, di non averlo a portata di click, di restare fuori dalla rete anche se per poco? Si chiama nomofobia, “no-mobile-phone phobia“, e provoca: attacchi di panico, mancanza di respiro, tremori, sudorazione, tachicardia, dolore toracico e nausea, sbalzi d’umore. Accomuna adulti e adolescenti.
In generale, la dipendenza da smartphone e social media è un fenomeno che preoccupa e che colpisce giovani e adulti. Negli adulti può incidere sul lavoro, sulle relazioni interpersonali e sulla salute mentale, favorendo isolamento, ansia e disturbi del sonno. Nei giovani, oltre agli aspetti già citati, c’è una preoccupazione per l’impatto sullo sviluppo sociale e cognitivo, sull’autostima e sul rendimento scolastico. La costante necessità di restare connessi e la ricerca di gratificazioni immediate attraverso i social media possono intensificare ogni forma di dipendenza, queste in particolar modo.
Dipendenza e adolescenti
Qualche mese fa, il grido d’allarme dell’Ospedale “Bambin Gesù” che dichiara i numeri registrati sul disagio psicologico tra gli adolescenti. “Età media di chi arriva al pronto soccorso per tentato suicidio e ideazione suicidaria è di 15 anni”. In un anno circa sono state 1500 le consulenze neuropsichiatriche e i ricoveri nel reparto protetto di Neuropsichiatria hanno registrato un aumento del 10%.
Da qualche settimana, invece, è online il Report sulle tecnologie digitali, l’uso e le potenziali problematicità di strumenti all’interno della popolazione adolescenziale. Si legge: << Circa 4 adolescenti su 5 utilizzano quotidianamente i social media, con 1 su 10 a rischio di sviluppare un uso problematico. In particolare, le ragazze di 13 anni risultano essere più vulnerabili, con il 40% a rischio di sviluppare problematiche legate ai social media>>. L’uso problematico del telefono e dei social media mette in evidenza: “ansia di accedere ai social; volontà̀ di passare sempre più̀ tempo online; sintomi di astinenza quando si è offline; fallimento nel controllo del tempo; trascurare altre attività̀; litigi con genitori a causa dell’uso; problemi con gli altri; mentire ai genitori; usare i social per scappare da sentimenti negativi.”
Dipendenza e adulti
La chiamano “adultescenza” ed indica quella “fase della vita caratterizzata dal prolungamento indefinito dell’adolescenza ben oltre i suoi limiti biologici”. Con i social, il fenomeno ha acquisito dimensioni preoccupanti, si parla di adultescenza digitale. Negli adulti, le dipendenze non riguardano solo l’uso dei social media. Si parla di dipendenza dal telefono per il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, il sex addiction. Si tratta di persone dai 35 anni in su che convivono con il vamping (rimanere svegli tutta la notte, per socializzare, chattare, giocare, fare acquisti, ecc.), con disturbi e sbalzi emotivi, ansia, FOMO (fear of missing out).
Cosa fare?
La frammentazione dei dati a disposizione, molto spesso, non ci offre un quadro unitario. Vanno considerati i dati in relazione ai Paesi di riferimento, con le diverse realtà educative, politiche, sociali, comportamenti e abitudini. Non è facile individuare soluzioni possibili ma gli interventi più rigorosi, senza “fare cultura”, rischiano di generare situazioni più gravi, soprattutto in presenza di persone fragili. Vedremo cosa accadrà a New York, dove i social sono stati etichettati come pericolo per la salute pubblica e in Florida, dove dal 2025 si vieterà l’accesso alle piattaforme ai bambini di età inferiore ai 14 anni.
La questione, ad ogni modo, resta complessa, perché fortunatamente non tutti gli adolescenti e non tutti gli adulti sperimentano depressione a causa dei social media e dell’uso frequente del telefono.
La rete ci mette in relazione, genera benefici in termini di scoperte scientifiche, diffonde conoscenza, favorisce lo scambio culturale, sostiene il mondo del volontariato, favorisce la ricerca di fondi in casi di emergenza, ecc.
Le visioni catastrofistiche rischiano solo di innescare processi di regressione.
L’IA come alleata
Tenuto conto che ai primi segnali di dipendenza è bene rivolgersi agli specialisti, come può, ad esempio, l’Intelligenza Artificiale venirci in aiuto facendo prevenzione?
Ecco qualche idea:
1. Monitoraggio dell’uso: app e programmi potenziati dall’IA possono monitorare il tempo trascorso sui social media e sullo smartphone, fornendo feedback agli utenti.
2. Promozione di contenuti per il proprio benessere psicofisico: algoritmi IA possono suggerire attivamente contenuti che promuovono uno stile di vita equilibrato, come articoli su hobby esterni al mondo digitale, esercizio fisico e mindfulness.
3. Riconoscimento di pattern negativi: l’IA può identificare schemi di comportamento associati alla dipendenza, come l’uso eccessivo in orari notturni, e suggerire interventi, come avvisi o suggerimenti per attività alternative.
4. Supporto alla disconnessione: creazione di modalità assistite dall’IA che incoraggiano gli utenti a disconnettersi, attraverso giochi di ruolo virtuali o sfide che premiano il tempo trascorso lontano dallo schermo.
5. Educazione e consapevolezza: utilizzo dell’IA per creare programmi educativi personalizzati per far emergere l’importanza di restare all’aria aperta, di viaggiare, di scoprire la natura, di coltivare passioni e interessi, di trovare un buon equilibrio tra connessione e disconnessione.
La tutela dei più fragili
Non è più sufficiente chiedere maggior consapevolezza e responsabilità. Il digitale è sempre più pervasivo, soprattutto nelle situazioni in cui sono già presenti elementi di disturbo e fragilità individuali e sociali. La priorità è tutelare le persone con fragilità, chi è senza strumenti per difendersi, chi si trova in situazioni di vulnerabilità.
Paolo Benanti, Presidente della Commissione AI per l’informazione: “la tutela dei più fragili socialmente deve essere inserita e garantita in ogni strumento digitale”. Questa è la direzione al momento più urgente e l’IA, se vista come estensione di quella umana, e non come ulteriore minaccia, può essere un valido aiuto.