Negli ultimi anni il settore dell’hospitality sta vivendo una profonda trasformazione digitale. Gli ospiti si aspettano risposte immediate, servizi accessibili in qualsiasi momento e la possibilità di comunicare con la struttura attraverso i canali che utilizzano quotidianamente, dallo smartphone alle piattaforme di messaggistica. Anche gli operatori del settore stanno accelerando nell’adozione dell’intelligenza artificiale.
Secondo una recente ricerca condotta su oltre 1.500 hotel europei, il 41% delle strutture utilizza già soluzioni basate sull’AI, mentre un ulteriore 16% prevede di introdurle nel prossimo futuro. Tra gli ambiti ritenuti più strategici figurano la gestione delle prenotazioni, la comunicazione con gli ospiti e il customer care.
Per rispondere a queste nuove esigenze stanno nascendo soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, progettate non per sostituire il personale, ma per supportare le strutture nella gestione delle richieste più ricorrenti e migliorare l’esperienza complessiva del soggiorno.
In questo contesto si inserisce GiorgIA, la piattaforma sviluppata dall’azienda piemontese And Italia, che propone un approccio diverso rispetto ai tradizionali chatbot. L’obiettivo è creare un ecosistema in grado di centralizzare la comunicazione tra hotel e ospiti, integrando in un’unica piattaforma assistenza, prenotazioni, fast check-in e check-out, informazioni sulla struttura, suggerimenti sul territorio e strumenti dedicati ai servizi aggiuntivi.
Dal punto di vista tecnologico, la piattaforma utilizza un’infrastruttura proprietaria e server gestiti direttamente da And Italia, mentre l’architettura modulare ne consente la configurazione in base alle caratteristiche delle singole strutture. L’interazione con i servizi avviene attraverso un’interfaccia web accessibile da smartphone, senza necessità di installare applicazioni.
L’evoluzione dell’intelligenza artificiale nel settore alberghiero sembra quindi orientarsi verso modelli capaci di affiancare il lavoro delle persone, automatizzando le attività ripetitive e lasciando al personale più tempo da dedicare agli aspetti dell’accoglienza che richiedono competenze relazionali e valore umano.