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L’intervista al Ministro Zangrillo sulle sfide della PA: digitalizzazione, AI, contratti e Syllabus

L'intervista al Ministro Zangrillo sulle sfide della PA: digitalizzazione, AI, contratti e Syllabus

Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione dal 2022, ha iniziato la sua carriera aziendale presso la Magneti Marelli, multinazionale italiana dell’industria automobilistica. Nel corso della sua carriera ha rivestito incarichi manageriali HR presso Teksid (Gruppo Fiat), Fiat Powertrain Technologies (ora Fiat Chrysler) e IVECO. Eletto con Forza Italia alla Camera dei deputati nel 2018, è stato membro della Commissione Lavoro nella XVIII legislatura, ricoprendo l’incarico di Capogruppo del partito. Dal 2018 è Commissario regionale di Forza Italia in Piemonte e pro tempore in Valle d’Aosta. È stato eletto con Forza Italia al Senato alle politiche 2022 nel collegio uninominale Piemonte 04 (Alessandria).

Ministro, parliamo dei progressi sul fronte della digitalizzazione della PA. L’Italia è a buon punto?

Nel campo della trasformazione digitale, l’Italia è tra le nazioni che hanno raggiunto i risultati migliori nell’ambito del Pnrr. Ad oggi abbiamo infatti realizzato il 53% delle milestone e dei target concordati con l’Europa (151 dei 290 previsti), con importanti progressi anche per la Pubblica amministrazione. Penso ad esempio alle procedure concorsuali, che sono passate da una durata media di 780 giorni ai circa 180 di oggi proprio perché completamente digitali. Un altro esempio è la digitalizzazione delle procedure Suap-Sue, per la gestione completamente digitale, e quindi omogenea in tutto il Paese, delle pratiche per le attività produttive e l’edilizia, con grandi vantaggi per i cittadini e le imprese. E penso ancora alla possibilità, nei Comuni fino a 15 mila abitanti, di richiedere i certificati anagrafici e di stato civile negli uffici postali dotati di totem simili ai bancomat, accessibili attraverso Spid o Cie in totale autonomia.

E quali sono le nuove sfide che dobbiamo affrontare?

Le sfide da affrontare sono ancora tante, a cominciare dal corretto utilizzo dell’Intelligenza artificiale, ma stiamo lavorando con impegno per sfruttare al massimo i vantaggi che tecnologia e digitalizzazione ci offrono e migliorare i nostri servizi.

L’IA sarà uno dei temi principali dell’agenda del G7 italiano. Un tema strategico a più livelli. Padre Paolo Benanti, presidente del Comitato per l’intelligenza artificiale istituito presso il Dipartimento informazione ed editoria della Presidenza del Consiglio qualche giorno fa, in audizione in Commissione vigilanza Rai, ha detto “di fronte ad una macchina così potente c’è bisogno di investire sull’uomo perché sia in grado di utilizzarla al meglio. Il tema della formazione è fondamentale. E su questo entra in gioco anche il ruolo del servizio pubblico che deve essere di grande qualità”. A che punto siamo, Ministro, sia sulla formazione in questo settore che sull’uso dell’IA nei servizi offerti dalla PA?

Nella mia visione di Pubblica amministrazione, la persona è sempre al centro. L’utilizzo che si vuole fare di una tecnologia come l’intelligenza artificiale dipende unicamente da noi e dagli obiettivi che ci prefiggiamo. Non condivido la visione di coloro che mettono sullo stesso piano l’uomo e la macchina, poiché non può esserci competizione tra i due: dalla nostra abbiamo la ragione, intesa come la capacità di pensare. In questo contesto il tema della formazione, in cui credo molto, rimane centrale perché diventa strumento strategico per rendere la PA competitiva e capace di governare le innovazioni e per accompagnare le nostre persone a vivere il cambiamento come opportunità e non come una minaccia. Per dare concretezza a questa idea, ho firmato una direttiva sulla formazione per tutti i dipendenti pubblici in base alla quale le Pubbliche Amministrazioni dovranno garantire a ciascun dipendente almeno 24 ore di formazione all’anno, arrivando quindi a circa 3 giornate lavorative su base annua. Per la formazione c’è Syllabus, il portale di formazione dove poter accrescere le proprie competenze proprio a partire dalla transizione digitale.

A proposito di Syllabus, la piattaforma della Funzione Pubblica che si occupa di formazione per il capitale umano delle PA, quanti sono i dipendenti pubblici italiani che ogni giorno usano questo strumento e su quali tempi principalmente?

Sviluppare le competenze significa rafforzare le amministrazioni. Per questo motivo abbiamo rinnovato e potenziato Syllabus, che ora conta più di 6.700 amministrazioni registrare e oltre 600 mila dipendenti pubblici. Dati in continuo aumento. Le tematiche trattate sul portale sono molteplici e passano dalla transizione digitale ed ecologica per arrivare a quella amministrativa e presto ve ne saranno ulteriori.

Abbiamo ricevuto alcuni feedback dagli utenti di Syllabus che evidenziano un mancato sincronismo tra le singole lezioni e i relativi test di verifica per ottenere i badge digitali. Crede sia possibile fare una verifica su questo aspetto, in modo da rendere i corsi e la successiva autovalutazione ancora più efficace?

Stiamo parlando di uno strumento digitale innovativo e in continuo aggiornamento per migliorare l’esperienza dell’utente. Il tutto è all’attenzione del nostro team e qualsiasi malfunzionamento viene affrontato per essere risolto di volta in volta.

È stato sottoscritto in Aran l’accordo quadro per la definizione dei comparti e delle aree di contrattazione collettiva nazionale per il triennio 2022-2024. Con questo contratto si avvia di fatto la nuova tornata contrattuale per il pubblico impiego. Un impegno che ha mantenuto, dopo aver dedicato il 2023 a recuperare i ritardi ereditati nella chiusura dei contratti del triennio 2019-2021. È soddisfatto?

Chiudere i contratti della precedente tornata è stato il primo impegno che ho preso quando sono diventato ministro, per cui sono molto soddisfatto. È il segnale della grande attenzione del Governo nei confronti delle persone della Pubblica amministrazione, della volontà di riconoscere e valorizzare il lavoro dei dipendenti pubblici, per altro confermata con la Legge di Bilancio, che dedica un terzo delle sue risorse al rinnovo dei contratti per la tornata 2022-2024. Un impegno che va inserito nel più ampio processo di modernizzazione e valorizzazione della PA, che include l’introduzione di nuovi metodi di valutazione delle performance basati sul merito, e la formazione continua dei dipendenti. Azioni concrete per garantire che la PA sia non solo efficiente ed efficace, ma anche un luogo attraente e gratificante dove lavorare.

Per l’ammodernamento della pubblica amministrazione ha citato la parola “merito” nel contesto della valutazione delle performance e della progressione di carriera del dipendente pubblico. In che modo si può davvero valorizzare il dipendente pubblico?

La Pubblica Amministrazione deve diventare più attrattiva soprattutto per i giovani di talento. Per riuscirci, stiamo introducendo meccanismi moderni di valutazione delle performance dei dipendenti, in grado di farli crescere professionalmente in relazione ai risultati ottenuti e non soltanto in base all’anzianità di servizio. A novembre ho emanato una direttiva in materia, nel solco di modelli già adottati in Europa. Non vogliamo esprimere una valutazione valoriale sulla persona, ma declinare il suo profilo di competenze e il suo potenziale per individuare aree di miglioramento. Solo così possiamo far crescere le nostre persone. Questo non solo migliora l’efficienza e l’efficacia del servizio pubblico, ma rende anche la Pubblica Amministrazione più attrattiva per coloro che sono davvero bravi e desiderosi di contribuire in modo significativo al funzionamento del nostro Paese.

inPA, l’unica porta d’accesso per il reclutamento del personale della PA rivolta a cittadini e pubbliche amministrazioni sta già dando alcuni risultati? Può già fare una prima valutazione?

Archiviando le domande cartacee, le raccomandate e le file agli uffici postali, il nostro portale del reclutamento ci ha permesso di gestire in modo rapido ed efficiente l’inserimento, lo scorso anno, di circa 170 mila persone. Da quest’anno è diventato anche una app per smartphone: un canale facile, sicuro, personalizzato e sempre a portata di mano, soprattutto per le nuove generazioni ma non solo, per conoscere le opportunità di lavoro offerte dalle pubbliche amministrazioni, scegliere bandi e avvisi di proprio interesse e candidarsi direttamente con pochi click. Sviluppata anche in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, questa applicazione è un esempio concreto di come la collaborazione tra il settore pubblico e le istituzioni accademiche possa portare a soluzioni innovative e di grande utilità sia per i cittadini che per le stesse amministrazioni.

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