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Lo smart working è il futuro, ecco perché

Tra molte incertezze e il rientro negli uffici che si avvicina sempre più dopo le ferie agostane, lo smart working si trova davanti al primo vero banco di prova.

Da misura emergenziale necessaria per proseguire le attività durante il lockdown, ora potrebbe diventare una scelta stabile, oculata e conveniente sotto molteplici profili.

La pensano così imperi del calibro di Google e Facebook, che hanno prorogato fino al 2021 la possibilità di lavorare da remoto, mentre altre società di spicco come l’istituto bancario londinese Schroders sono addirittura più radicali: addio uffici fisici e via libera alla flessibilità per sempre.

Un’introduzione strutturale e permanente del telelavoro è ciò che auspicano anche gli italiani, secondo il Workforce Confidence Index.

La fotografia è stata scattata da LinkedIn attraverso un’indagine che ha coinvolto i membri del social, evidenziando come il 51% dei lavoratori tema che colleghi e clienti non seguano le misure di sicurezza, ma anche come la quasi totalità abbia scoperto in quarantena un nuovo modo di organizzare la propria giornata.

Se evitare gli spostamenti verso gli uffici permette di riequilibrare la vita privata e il lavoro in modo totalmente inedito, sono in molti a scommettere anche su una rivoluzione delle professioni.

Poche settimane prima che il Covid-19 sconvolgesse il mondo, lo studio “2020 Vision: Trends to define the next decade” elaborato da Microsoft prospettava l’online come il futuro prossimo di gran parte dei lavori.

Tre le hard skills, ovvero le abilità strutturali da possedere, la corporation di Bill Gates indica le conoscenze SEO, data analysis, copywriting, behavioral analysis e automation.

Una cosa è certa: la pandemia ha accelerato il processo di digitalizzazione in modo imprevedibile.

È dello stesso avviso anche Mik Cosentino, ex campione di nuoto e ora imprenditore digital tra i più affermati in Europa che, proprio grazie allo smart working, è riuscito a rendere l’impresa InfomarketingX una realtà di spicco.

Cosentino con i suoi soci

La pandemia – spiega Cosentino – ha già cambiato il nostro modo di intendere il lavoro, ma al contempo ha anche portato alla luce tutti i limiti dei sistemi tradizionali che non hanno saputo usare l’online come prezioso alleato”.

In un mondo in cui occorrerà sempre più essere imprenditori di sé stessi, a fare la differenza sarà investire sulla propria formazione personale.

Oggi rimanere nella propria comfort zone non è più un’opzione” – prosegue l’imprenditore digitale, che sottolinea come “un mondo in continua evoluzione richieda un adattamento innanzitutto in termini di studio e aggiornamento”.

Mik Cosentino evidenzia anche che, durante il lockdown, “chi ha sfruttato il tempo libero per apprendere nuove competenze si è garantito un vantaggio competitivo di grande rilievo e che potrà fare la differenza quando la crisi economico in arrivo mostrerà appieno il proprio volto”.

La creazione di un business online è il tema al centro de “La bibbia dell’Infobusiness”, libro di cui Cosentino è autore

Tra le nuove skills indispensabili secondo Cosentino ci sono proprio “il copywriting, la creazione di leads e la gestione del traffico online, insomma quegli strumenti che tutte le aziende e i professionisti, se vorranno resistere sul mercato, dovranno adottare quanto prima”.

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