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Marchi contraffatti 2.0, il ‘falso’ in vendita sui social network

Tempi duri per i vu’ cumprà. La nuova via per il commercio dei marchi contraffatti passa per i social network. A rivelarlo uno studio condotto dagli esperti di sicurezza informatica e data analysts Andrea Stroppa, Daniele di Stefano e Bernardo Parrella. Nella ricerca pubblicata a fine maggio 2016 sul Washington Post, dal titolo “Social media and luxury goods counterfeit“, sono riportati tecniche e numeri del mercato online del falso.

Il sistema di base è semplice. Su Istangram, il social network più utilizzato dalle organizzazioni criminali, vengono postate le foto del prodotto. Quando si effettua una ricerca con tag riconducibili a brand di lusso (#Chanel, #LouisVuitton, #Prada, #Rolex, #Bulgari…) è facile, tra i risultati, trovare le foto del falso di marca (secondo lo studio sarebbe pari ad un 20% delle immagini di ritorno). Origine degli account, per lo più, Cina (54,83%), Russia (25,76%) e Malesia (10,56%). Con varie tecniche, sempre più sofisticate, le foto vengono integrate con riferimenti ad account su altre piattaforme social (Whatsapp 52,67%, Viber 16,06%, Wechat 12,04% …) dove si conclude l’accordo per la vendita. La transazione in denaro, infine, avviene nel più classico dei modi, via Paypal o con altre forme di pagamento elettronico.

Solo nei primi mesi dell’anno sono stati individuati più di 20.000 account su Instagram e oltre 14 milioni di post prodotti come vetrina per la merce contraffatta. Per diffondere le immagini in rete sono stati sviluppati software (bot) per la pubblicazione automatica delle foto, via via implementati fino ad arrivare alla gestione di più account con lo stesso software (botnet). Alcune botnet, composte da poche centinaia di account, sono riuscite a pubblicare oltre 100.000 post. In tre giorni di monitoraggio su Istangram degli account sospetti (dal 18 al 20 marzo 2016), si è registrato un aumento dei followers (+687.817) e 146.958 nuove immagini postate.

Numeri che fanno riflettere se si considera che il mercato del falso, oggi, si attesta al 2,5% degli scambi commerciali mondiali, circa 1,7 trilioni di dollari nel 2015 secondo uno studio condotto dell’International Chamber of Commerce.

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