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Par Condicio e P.A.: Guida alla comunicazione digitale nel periodo elettorale

par condicio e pa

In un Ente pubblico, l’avvicinarsi di una tornata elettorale oltre ad rappresentare una serie di attività procedurali per prepararsi alla mobilitazione civica; per chi lavora nell’informazione e comunicazione di un ente pubblico, rappresenta un vero e proprio “stato di emergenza” normativa. Sono oltre 1.160 i comuni chiamati alle urne tra il 24 e il 25 maggio 2026, con i ballottaggi previsti per il 7-8 giugno che dovranno rispettare la Par condicio; la pressione su giornalisti e comunicatori pubblici è massima. Tanto che anche l’Ordine dei Giornalisti organizza corsi di formazione per aiutate i colleghi che devono districarsi tra divieti e trasparenza.

La linea di demarcazione tra informazione istituzionale e propaganda è sottile e, in caso di errore, le conseguenze non ricadono solo sull’amministrazione, ma anche sul piano reputazionale e legale.

L’articolo 9 della Legge 28/2000

Il punto di riferimento invalicabile è l’art. 9, comma 1 della Legge 22 febbraio 2000, n. 28. La norma recita: “Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di comunicazione, ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle funzioni”.

E’ proprio in quella parola, “indispensabile”, che i nodi vengono al pettine. La giurisprudenza dell’AGCOM chiarisce che l’indispensabilità si riferisce a servizi che, se interrotti, causerebbero un danno al cittadino: scadenze tributarie, allerte meteo, chiusure stradali per lavori urgenti, bandi di concorso in scadenza.

Tutto ciò che non è vitale deve essere sospeso per evitare che l’amministrazione in carica utilizzi risorse pubbliche per vantaggi elettorali: stop alla comunicazione istituzionale che possa anche indirettamente influenzare l’elettorato, niente toni celebrativi, niente foto di amministratori, niente storytelling politico.

Errori frequenti: Casi reali ed insidie del digitale

Ad effettuare i controlli sono i CORECOM, i Comitati Regionali per la Comunicazione, che evidenziano gli errori ricorrenti in cui cadono spesso gli uffici stampa e i responsabili social.

Facciamo degli esempi. Un errore comune è la personalizzazione del messaggio: Pubblicare sui canali social ufficiali la foto del sindaco di turno che taglia il nastro di un’opera pubblica. In periodo elettorale, la comunicazione deve essere impersonale. Il post deve descrivere l’opera: ad esempio, è stata inaugurata la nuova scuola in via … , senza citare nominativamente gli amministratori in carica né mostrare immagini di esponenti politici, né inserire dichiarazioni nei comunicati stampa.

Altro esempio. Uso improprio del logo dell’Ente: Associare il logo comunale a eventi organizzati in collaborazione con associazioni politicamente schierate o a iniziative di “auto-celebrazione” della Giunta è un errore. Il logo deve essere usato esclusivamente per comunicazioni di puro servizio. Se un evento non è indispensabile, la sua promozione tramite logo istituzionale può configurare un vantaggio indebito, anche un evento non necessariamente legato ad eventi politici.

E’ senza dubbio un errore pericoloso il Crossposting”, vale a dire condividere sul profilo Facebook istituzionale dell’ente un contenuto postato dal profilo privato del candidato/amministratore. È assolutamente vietato. Il profilo istituzionale non deve mai diventare un megafono per le attività di propaganda personale, nemmeno per “dare visibilità” a un’iniziativa che il sindaco ha promosso anche privatamente.

In merito poi alla gestione di newsletter, uno degli errori più frequenti è inserire all’interno di newsletter informative istituzionali paragrafi che esaltano il lavoro svolto dalla Giunta, della serie: “Grazie al nostro impegno il Comune ha raggiunto”. In tempo di indizione di comizi elettorali e par condicio la comunicazione deve essere tecnica, neutra e asettica. Bisogna evitare aggettivi di auto-encomio.

Par condicio: Le peculiarità delle Regioni a Statuto Speciale

In territori come la Sicilia, la Sardegna o il Trentino-Alto Adige, la normativa nazionale si intreccia anche con leggi regionali specifiche. È fondamentale consultare le delibere dei CORECOM regionali, che spesso emanano “Vademecum” che interpretano le direttive AGCOM calandole nelle realtà locali.

Le circolari dei Corecom forniscono spesso un’interpretazione più stringente, basata su casi di studio avvenuti proprio sul territorio, ed è a queste che il comunicatore deve fare riferimento prioritario. Utile visitare i siti web dei suddetti CORECOM.

Par condicio: La checklist operativa per il comunicatore pubblico

Dunque prima di premere il tasto “Pubblica” su un post social o di diffondere un comunicato stampa, un giornalista, un responsabile della comunicazione istituzionale dovrebbe porsi queste tre domande:

  • È indispensabile? Se non pubblico questa notizia, si crea un disservizio per il cittadino?
  • È impersonale? Ci sono nomi, citazioni o riferimenti a soggetti politici?
  • Il logo è utilizzato per un fine di puro servizio pubblico?

Se la risposta a una di queste domande è negativa, il contenuto va messo in pausa fino alla fine del periodo elettorale.

Scadenze e Comizi

L’indizione dei comizi elettorali avviene solitamente 45 giorni prima della data del voto. Tale atto non è una mera formalità burocratica: è l’atto che attiva legalmente il divieto dell’art. 9 della citata legge 28/2000. Dal momento in cui il decreto viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale, o nel Bollettino Ufficiale della Regione per le elezioni locali, la comunicazione “istituzionale ordinaria” deve subire le drastiche restrizioni di cui abbiamo parlato.

La par condicio non deve essere vissuta come una censura, ma come un’opportunità per elevare la qualità del lavoro dell’ufficio stampa.

Una PA che comunica in modo neutro, sobrio e orientato esclusivamente al servizio, guadagna in autorevolezza. Al contrario, la ricerca di visibilità facile durante la campagna elettorale espone l’ente a ricorsi, esposti all’Autorità e, soprattutto, a una perdita di fiducia da parte dei cittadini, sempre più attenti a distinguere tra “funzionari” e “politici”.

Per ulteriori approfondimenti, si consiglia la consultazione costante del portale ufficiale dell’AGCOM e le pagine web dei CORECOM regionali, veri presidi di legalità per chi opera nel digitale pubblico.

WEB_corecom brochure apr 2026.pdf (Corecom Sicilia)

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Par Condicio nella PA: cosa si può o non si può comunicare – Digitale Popolare

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