Se ci fermassimo ad osservare come è cambiato il rapporto tra noi e le istituzioni in Italia, vedremmo una realtà che sembrava fantascienza fino a un paio di anni fa. Non stiamo più parlando solo di “cliccare un tasto”, ma di un ecosistema dove la partecipazione civica, e-democracy, social media e intelligenza artificiale sta ridefinendo il concetto stesso di cittadinanza attiva.
L’Italia che sperimenta l’intelligenza artificiale
Il 2026 ha segnato un punto di svolta con la nascita di “Tursi AI”, in Basilicata, il primo comune italiano ad adottare un modello AI-First. Qui l’intelligenza artificiale non è un freddo risponditore automatico, ma un assistente che aiuta i cittadini a navigare tra i servizi e a partecipare alle decisioni locali h24.
A livello nazionale, la Camera dei Deputati ha lanciato DepuChat, un chatbot avanzato pensato per rendere l’attività parlamentare trasparente e accessibile a tutti. Questi strumenti dimostrano che la partecipazione civica tramite e-democracy, social media e intelligenza artificiale può finalmente abbattere quel muro di linguaggio burocratico che per decenni ha tenuto i cittadini lontani dai palazzi del potere.
L’infrastruttura della fiducia: IT Wallet e Legge 132/2025
Non c’è democrazia senza certezza dell’identità. Con il pieno regime dell’IT Wallet (il portafoglio digitale nell’App IO), abbiamo ora uno strumento sicuro per votare in consultazioni pubbliche o firmare referendum digitali con valore legale.
Tuttavia, l’Italia ha dovuto correre ai ripari per gestire i rischi. Con l’approvazione della Legge n. 132/2025 sull’Intelligenza Artificiale, il nostro Paese è stato tra i primi a recepire l’AI Act europeo, cercando di arginare le criticità:
- La polarizzazione sui social: Algoritmi che alimentano “bolle” di pensiero unico.
- Il rischio di manipolazione: L’uso di deepfake nelle campagne elettorali digitali.
- Il divario generazionale: Mentre i giovani usano l’AI per scrivere petizioni, molti over 65 rischiano l’esclusione totale.
Una nuova Agorà, ma con cautela
Perché la partecipazione civica tramite e-democracy, social media e intelligenza artificiale funzioni davvero, non basta scaricare un’app. Serve quella che AgID definisce nella sua strategia 2024-2026 una “alfabetizzazione civica digitale”. Il cittadino deve essere il controllore dell’algoritmo, non il suo prodotto.
L’esempio del bilancio partecipativo digitale di città come Palermo, dove migliaia di cittadini decidono come spendere i fondi pubblici tramite SPID e CIE, ci dice che la strada è quella giusta. Ma dobbiamo vigilare affinché l’AI resti un ponte e non diventi un muro che automatizza le disuguaglianze.