L’igiene ambientale delle nostre città è assicurata storicamente da aziende pubbliche, di proprietà di enti locali singoli o associati. Negli ultimi anni, questo tipo di società ha cambiato assetto e forma giuridica, passando dalle “vecchie” aziende municipalizzate a moderne aziende di servizio nella forma di SPA pubblica o con aggregazioni che hanno visto i privati entrare a far parte della quota azionaria. Il controllo è sempre pubblico perché deve essere garantita trasparenza, economicità e universalità del servizio. Per queste aziende la comunicazione con i propri utenti è strategica poiché sono richiesti loro comportamenti collaborativi per la buona riuscita del servizio: pensiamo agli accordi per una buona raccolta differenziata dei rifiuti o tenere le strade sgombre da veicoli quando la sede deve essere pulita e controllata. C’è poi una fondamentale esigenza di informazione continua, in tempo reale, per quella parte di attività legata alla gestione degli impianti di trattamento, selezione, riciclaggio e smaltimento dei materiali raccolti. Se poi il ciclo integrato è chiuso da un impianto di incenerimento con recupero energetico, l’impegno di garantire flussi informativi in tempo reale – h 24 – è un dovere assoluto per le aziende pubbliche che devono garantire minor impatto ambientale possibile, rendicontando in modo esaustivo cosa viene fatto e perché. Ecco quindi che si affaccia la possibilità, data soprattutto dai social network , di fornire dati e informazioni e ricevere in cambio precisi feedback da parte dei cittadini, nessuno escluso. E’ in questo ambito che vorremmo veder crescere il numero di aziende di pubblico servizio, in questo caso legate all’attività di igiene ambientale, che provano a mettersi in gioco utilizzando Twitter, Facebook e gli altri social più frequentati. Questo potrebbe essere fatto iniziando da una diversa e meno complessa diffusione dei bilanci, partendo dal bilancio di sostenibilità, lo strumento che annualmente racconta scelte industriali, performance, obiettivi centrati ed obiettivi mancati, sia in termini ambientali che economici e sociali. Segmentare la struttura di questo bilancio (spesso molto articolato nella sua stesura definitiva, che mette in difficoltà gli stessi “addetti ai lavori”) può essere il primo passo. Affrontare singoli capitoli, declinandoli nel modo più sintetico e semplice possibile senza snaturarne i contenuti, aprendo poi gli stessi alle verifiche e quindi ai feedback dei lettori, può essere la strada giusta. Ascoltare per innovare e migliorare insieme i risultati: per fare questo si può, ad esempio tramite Twitter, indicare #bilanciosociale(nome azienda) come porta di commento e segnalazione. Certo, servono impegno permanente e attenzione ad ogni segnalazione. Da qui può nascere un metodo che può essere via via esteso attraverso gli stessi social network a tutte le forme di comunicazione e informazione delle aziende di questo specifico servizio pubblico, creando una strategia social media. Cercheremo di scoprire più avanti chi ha intrapreso questa strada, come sono stati fatti i primi passi e quali sono gli errori più comuni da evitare.
Alessandro Signorini (@alesignorini)