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Spot istituzionali RAI: stop ad attori e voci realizzate con l’AI

spot realizzato con contributo ai

AI e spot istituzionali, la PA corre ai ripari.
Il limite tra innovazione tecnologica e tutela del lavoro umano, la trasparenza verso i cittadini e la repentina corsa della transizione digitale: sono questi i nodi più complessi che la Pubblica Amministrazione italiana si trova ad affrontare.

Con la nuovissima Circolare n. 1/2026 firmata dal Capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Luigi Fiorentino, emanata su impulso del sottosegretario Alberto Barachini, Palazzo Chigi definisce regole ferree per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa negli spot istituzionali, trasmessi gratuitamente sulle reti televisive e radiofoniche della RAI.

Un provvedimento che si inserisce perfettamente nella cornice del Regolamento UE 2024/1689, l’AI Act e della legge nazionale sull’intelligenza artificiale, la Legge 23 settembre 2025, n. 132, ponendo al centro un principio cardine: la chiara identificabilità dei contenuti sintetici e la salvaguardia dei professionisti del settore culturale.

Il fattore umano non si sostituisce: il divieto su voci e attori

La circolare mette un punto fermo a tutela della filiera creativa e dell’autenticità dei messaggi pubblici. Negli spot di comunicazione istituzionale:

Il No ad attori virtuali: è categoricamente vietato l’utilizzo di attori generati interamente tramite intelligenza artificiale. Ed il No a voci sintetiche: l’audio dei messaggi promozionali non potrà avvalersi di text-to-speech o cloni vocali basati su IA. La narrazione e il doppiaggio dovranno essere affidati esclusivamente a speaker, doppiatori e attori umani.

L’obiettivo dichiarato del Dipartimento è duplice: preservare credibilità e autenticità della comunicazione dello Stato e, al contempo, proteggere i livelli occupazionali nel comparto della produzione culturale.

Quando si può usare l’IA? Solo come supporto grafico o in post-produzione

L’uso dell’IA generativa non viene bandito del tutto, ma circoscritto a compiti di assistenza tecnica e visiva. La Circolare spiega che sarà consentito impiegare algoritmi generativi solo per:

  • Spot realizzati interamente in grafica o animazione
  • Spot che utilizzano footage di repertorio
  • Interventi limitati alla fase di post-produzione su filmati che vedono comunque la presenza di attori reali.

Arriva il bollino di trasparenza: “Realizzato con contributo IA”

Per garantire il diritto dei cittadini a sapere come vengono prodotti i contenuti multimediali di cui fruiscono, la circolare introduce un obbligo di etichettatura, in linea con l’articolo 50 dell’AI Act.

Negli spot televisivi in cui è intervenuta l’IA, dovrà comparire in sovraimpressione la dicitura standardizzata: “Realizzato con contributo IA”.
I dettagli tecnici sono rigorosi: la scritta dovrà essere posizionata nel riquadro di sicurezza in basso a sinistra, in modo speculare rispetto alla dicitura “comunicazione istituzionale”, e rimanere chiaramente visibile per almeno 7 secondi dall’inizio del video.

Il periodo di transizione

Il Dipartimento ha previsto una finestra di tolleranza per non penalizzare i progetti già in macchina. Per i contratti già stipulati dalle Amministrazioni che prevedono produzioni basate su IA, i materiali che perverranno al Dipartimento entro il 31 luglio 2026 potranno eccezionalmente essere trasmessi, ma con un limite temporale invalicabile fissato al 30 settembre 2026.

Con questa circolare, l’Italia compie un passo pragmatico e fortemente regolamentato nella gestione dell’AI generativa pubblica: l’innovazione tecnologica viene accolta come strumento di ottimizzazione grafica e di editing, ma la rappresentazione visiva e sonora dell’identità dello Stato rimane saldamente legata alla sensibilità e al lavoro dell’uomo.

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