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Start up e pmi più competitive con il brevetto unico europeo

Il brevetto unico europeo sarà operativo entro il 2016 e l’Italia ci sarà. Da settembre, infatti, è ufficialmente il 26° Paese dell’Unione europea ad aver aderito a questo ambito della cooperazione rafforzata, il meccanismo introdotto dal Trattato di Lisbona che consente ad almeno 9 Paesi Ue di raggiungere determinati obiettivi quando questi non possono essere raggiunti in tempi ‘congrui’ dall’intera Unione.

Un importante passo avanti, secondo, l’Ue, per il mercato italiano, il quarto a livello europeo per brevetti concessi, e un vantaggio per le start up italiane e per le piccole e medie imprese (Pmi) e, perché no, i singoli ‘inventori’, che potranno accedere direttamente al circuito dei brevetti europeo saltando la procedura di convalida e riducendo i costi, in termini di spesa e tempo

Un sistema semplificato e più agile, dunque, più funzionale al mercato unico europeo e più attraente per la platea dei cosiddetti stakeholder – le imprese che investono su innovazione e ricerca ma non hanno la forza per tutelarsi sui mercati esteri – perché più economico di altri, come quello giapponese, statunitense o di Paesi extra europei, spiega il dipartimento delle Politiche europee.

Le imprese, soprattutto le Pmi, accedendo al sistema unitario potranno registrare i propri brevetti in tutti e 26 Paesi Ue che hanno aderito alla cooperazione rafforzata a costi molto più bassi di prima anche per quanto riguarda le spese per la tutela giuridica, guadagnandoci in competitività e apertura di nuovi mercati.

Le fondamenta giuridiche del ‘pacchetto’ sono un accordo internazionale del 2013 e due regolamenti europei del 2012, l’uno (n.1257/2012) sulla tutela unitaria dei brevetti, l’altro (n.1260/2012) sul regime linguistico, che prevede per il deposito dei brevetti l’utilizzo dell’inglese, del tedesco o del francese, lingue ufficiali dell’European patent office (Epo-Ufficio europeo brevetti).

I contenziosi sui brevetti unici sono affidate al Tribunale unificato dei brevetti con sede a Parigi e sezioni a Londra e Monaco, istituito dall’accordo del 2013, al quale l’Italia ha aderito insieme, per ora, ad altri 8 Paesi europei.

Il processo di adesione al brevetto unico europeo, coordinato per l’Italia dalle Politiche europee, non è stato in discesa, però.

Il punto critico, legato al ricorso alla cooperazione rafforzata contestata in un primo momento anche dall’Italia e ancora adesso dalla Spagna, è la scelta del ‘trilinguismo’, che obbliga a depositare i brevetti, e quindi se necessario prima a tradurre, in una delle tre lingue accettate con un aumento dei costi, lamentano alcuni stakeholders sul web, sollevando anche il problema della traduzione nelle controversie.

Il sistema comunque è in dirittura d’arrivo, e sarebbe stata un’occasione persa per tante imprese non aderire, se è vero che i risparmi per le imprese italiane, oltre ai vantaggi di un sistema ‘unico’, si aggireranno intorno all’80%, secondo la stima del presidente dell’Epo Benoit Battistelli.

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