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Videogiochi: fanno bene o fanno male ai nostri ragazzi?

Sono parte della quotidianità di milioni di bambini e adolescenti, eppure continuano a dividere opinione pubblica e famiglie, “i videogiochi fanno bene o fanno male?” La risposta della scienza è meno netta di quanto si pensi, infatti, molto dipende da come vengono utilizzati.

Secondo gli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, non si può parlare dei videogiochi come di un fenomeno unico. Esistono tipologie di prodotti diversi tra loro e, soprattutto, modalità d’uso che possono fare la differenza.

Per orientarsi, strumenti come le classificazioni Pan European Game Information (PEGI) e Entertainment Software Rating Board (ESRB) aiutano a scegliere contenuti adatti all’età.
Tra i principali rischi segnalati dagli studi c’è l’impatto sul sonno, infatti giocare nelle ore serali può ridurne qualità e durata, con possibili effetti anche sul rendimento scolastico.

Resta inoltre aperto il tema dell’aggressività, anche qui molti studi evidenziano una correlazione con l’uso di videogiochi violenti, anche se non è ancora chiaro se siano i giochi a influenzare i comportamenti o viceversa.

Accanto ai rischi emergono però anche benefici. Una ricerca pubblicata sulla rivista “nature italy” ha rilevato che i bambini che giocano ai videogiochi più della media mostrano miglioramenti in alcune capacità cognitive, come memoria, autocontrollo e flessibilità mentale.

Altri studi, sintetizzati dall’American Journal of Play, illustrano che i videogiochi, possono allenare il cervello a gestire più informazioni contemporaneamente, migliorare l’attenzione e la velocità decisionale. Effetti positivi sono stati osservati anche su abilità visive, coordinazione e, in alcuni casi, sulla lettura.

Nei bambini e negli adolescenti con disturbi del neurosviluppo, i videogiochi possono assumere un ruolo ancora più significativo. Articoli accademici (Rafiei Milajerdi 2023) spiegano come alcuni videogiochi, soprattutto quelli “attivi”, possano favorire lo sviluppo delle competenze sociali, emotive e motorie, in particolare nei soggetti con disturbo dello spettro dell’autismo, paralisi cerebrale o difficoltà di coordinazione. In questi casi, il videogioco non è solo intrattenimento, ma può diventare uno strumento di supporto alle abilità quotidiane e relazionali, se utilizzato in modo mirato e supervisionato.

Emerge un quadro complessivo più sfumato, i videogiochi non sono semplicemente “buoni” o “cattivi”. Se usati senza limiti possono favorire isolamento e sedentarietà, in un contesto equilibrato possono anche contribuire allo sviluppo di competenze utili.

Per questo, più che vietare, gli esperti invitano a educare all’uso consapevole dei videogiochi e stabilire tempi chiari, evitare le ore serali e scegliere contenuti adeguati all’età, perché la differenza non sta nello strumento, ma nel modo in cui viene utilizzato.

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