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Arte urbana, 80 figure “incise” nello smog raccontano la storia di Roma

Ammireremo i trionfi ed i lamenti della Capitale, dall’età antica fino ai nostri giorni: Romolo che uccide Remo e fonda Roma, la morte di Pasolini, Marcello Mastroianni che bacia Anita Ekberg nella fontana di Trevi.

E’ ufficiale, l’artista sudafricano William Kentridge realizzerà sui muraglioni del Tevere 80 figure, alte fino a 10 metri, che andranno a comporre su una superficie lunga  550 metri, tra i ponti Mazzini e Sisto – tratto ribattezzato per l’occasione “Piazza Tevere” – il “Triumph and laments” di Roma.

Il progetto, promosso dalla Tevereterno onlus, è patrocinato da Roma Capitale, dalla regione Lazio e dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. Per quanto riguarda i finanziamenti: la base di produzione è garantita da Kentridge e tre gallerie d’arte, mentre il resto della spesa sarà sostenuto da donatori.

Kentridge, come ha fatto per due realizzazioni già presenti sulla futura “Piazza Tevere”, lavorerà per sottrazione, cioè effettuerà l’idroDSC_0681pulitura dello smog e della patina biologica che si sono accumulate nel tempo sui muraglioni di travertino che arginano il fiume. “Dalla patina nera emergeranno le immagini – spiega l’artista sudafricano – e lo sfondo stesso è parte dell’opera”. L’artista ci tiene a mettere in risalto proprio la provvisorietà del progetto, che definisce “il punto di partenza di una specie di film, destinato a un lento riassorbimento”.

I lavori inizieranno i primi di marzo e l’opera sarà inaugurata al tramonto del 21 aprile 2016, in occasione del Natale di Roma ed in pieno Giubileo, con l’esecuzione di un lavoro inedito del compositore musicale Philip Miller.

“Triumph and Laments”, come dimostrato da tante esperienze soprattutto straniere, precisa Tevereterno onlus,  “è una inziativa che nasce dall’ idea che presidiare il fiume può stimolare la partecipazione dei cittadini anche alla stessa sua manutenzione. L’incuria conduce di fatto a non sentire questi luoghi degradati come spazi identitari, anzi, il degrado tende a produrre nuovo degrado. Proporre l’arte contemporanea anche come presidio per vivere il tempo libero su un bene comune come le sponde del Tevere, può stimolare i cittadini a riappropriarsi di questo luogo, curandolo, pulendolo e rendendolo più sicuro”.

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