Nel 2020 ci saranno circa 26 miliardi di oggetti connessi alla rete, gli esperti ci dicono che questa sarà la nuova rivoluzione del mondo internet. Orologi, scarpe, sensori, termostati e altri oggetti potranno connettersi tra loro attraverso la Rete. Questa è la rivoluzione in corso, molti lo ignorano non sapendo che sono già connessi a questo sistema. “Internet of things” è qualcosa di sconosciuto all’utente medio ma presto farà parte del suo quotidiano.
Facciamo un esempio. La sveglia di casa , acquisendo informazione dalla rete, come lo stato del traffico ci dirà se alzarsi un po’ prima dal letto per non fare tardi a lavoro. Informazioni, controllo, gestione dei tempi, queste saranno le nuove frontiere del Internet delle cose. Una stima ci dice che il 40% del consumatore medio possiede già un dispositivo “Internet degli oggetti”, come braccialetti, sensori nelle scarpe ,orologi connessi, termostati, e bilance intelligenti.
Come spesso accade all’inizio di ogni nuova avventura tecnologica non vi è una chiara campagna di informazione, molti possiedono questi oggetti ma non sanno di avere tra le mani dei sofisticati terminali interattivi. Anche per l’amministrazione pubblica i benefici derivanti dalla tecnologia “IoT” avranno una ricaduta importante per quello che riguarda l’ottimizzazione delle risorse pubbliche, basti pensare alla illuminazione delle città e le sue paline, che facilmente potranno essere controllate e messi in connessione tra loro. Un palo attraverso la sua struttura informatica a bordo potrà diventare facilmente una centrale metereologica, un sistema di supervisione del traffico, e tanto altro. La rivoluzione in arrivo è inarrestabile.
Per quello che riguarda la privacy e la sicurezza il dibattito è aperto. Un oggetto “IoT” produce ed elabora dati relativi alle persone ed al modo con cui questi dati vengono usati. Si entra di fatto nel ambito della trasparenza e della annosa questione della gestione dei dati sensibili, questione molto discussa.
Abbiamo chiesto a David Rogai, responsabile commerciale e socio di Commit Software di spiegarci il significato di “Internet degli oggetti”?
“Di fatto si ribalta il sistema di interrogare, dove sono le persone a parlare con internet, ogni dispositivo sulla terra diventa qualcosa di parlante e comunica dati al mondo esterno permettendo di guardarli ed analizzarli, tenendoli sotto controllo. Internet delle cose è abilitato da un sacco di tecnologie che lavorano su diversi strati a partire dalle tecnologie software ed hardware che le abilitano anche dagli standard e protocolli che sono definiti come Arduino e raspBerry fino sensoristica e protocolli Wi-Fi LonWorks e knx che definiscono un sistema di tecnologie. La domotica di fascia alta ha messo in campo soluzioni più o meno proprietarie per il controllo degli oggetti di casa con consolle di comando. Come Commit software lavoriamo su alcune commesse dove utilizziamo raspBerry ed Arduino con sistemi di acquisizione custom facciamo stazioni di rilevamento che stanno spesso in esterna quindi rilevano dati dall’ambiente come pioggia vento ed altri parametri atmosferici e gli consegniamo ad un server il quale può smistare allarmi oppure semplicemente fare uno storico di quello che è successo. Immagino – conclude – che in futuro attraverso i nostri Smart watch potremmo controllare i nostri frigoriferi piuttosto che l’allarme il meteo e tanto altro. Anche le pubbliche amministrazioni e le strutture urbane sono molto attente a questa tematica soprattutto per quanto riguarda il concetto di Smart city a livello di comunità europea”.