A marzo del 1986 a Milano si registrano alcuni casi di avvelenamento e, da lì a poco, scoppia uno dei più clamorosi scandali del settore alimentare in Italia: quello del vino al metanolo. Morti, intossicati ma anche l’immagine del made in Italy compromessa in tutto il mondo.
Ma il “metanolo” segna anche l’inizio della rivoluzione che ha portato il vino italiano alla conquista di storici primati a livello nazionale ed internazionale. Oggi, con 72.300 ettari di terreno coltivati da 10 mila aziende e 1.300 cantine, in Italia si trova il 22% dei vigneti mondiali coltivati con metodo biologico. Nel mondo una bottiglia di vino esportata su cinque è fatta in Italia, il maggior esportatore mondiale di vino. E’ quanto emerge dal dossier elaborato da Coldiretti e Symbola “Dal metanolo al primato del Made in Italy, i 30 anni che hanno rivoluzionato il vino italiano”.
Tra le novità messe in campo per dare nuova linfa al settore, oltre al biologico, anche il recupero dei vitigni autoctoni con il record di 1200 esemplari presenti in Italia. Se parliamo poi di innovazioni 2.0 è stato introdotto il QR code in etichetta per garantire la tracciabilità dal tralcio al bicchiere attraverso lo smartphone. Ma anche la possibilità di verificare sul web il contrassegno delle bottiglie con le informazioni sul prodotto, oltre che per essere garantiti rispetto al rischio di imitazioni.
E’ arrivata poi, dal 2008, la possibilità di mettere in commercio i vini a denominazione di origine nel formato bag in box, i contenitori in cartone e polietilene dotati di rubinetto che consentono di spillare il vino senza far entrare aria. Introdotti per la prima volta i primi tappi di vetro al posto di quelli di sughero.
Un capitolo a parte è rappresentato dalla “Wine beauty” iniziato con il bagno nel vino, ma che oggi arriva fino al dopobarba all’amarone, alla crema viso alla linfa di vite, o anche allo scrub agli scarti di potatura al gel di uva rassodante ed alla crema anti-età allo spumante.