“I miglioramenti adottati da Google sono il risultato dell’attività intrapresa dal Garante italiano per tutelare al meglio la privacy on line degli italiani. E’una modalità di confronto che ci pare abbia portato buoni frutti”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Autorità garante per la privacy Antonello Soro, dopo che si sono concluse positivamente le operazioni di verifica per rendere conforme alla normativa italiana il trattamento dei dati degli utenti da parte della società di Montain View.
I controlli concordati tra Garante e Google hanno riguardato l’implementazione di una serie di misure per garantire la tutela dei dati personali degli utenti dei circa 70 servizi diversi offerti, obbligando Google al rispetto delle regole.
In sintesi le misure adottate dalla società.
- Informativa agli utenti: diventano più chiare le diverse finalità per le quali i dati sono raccolti e utilizzati, compresa la profilazione che prevede anche l’incrocio dei dati tra le diverse funzionalità offerte. L’informativa è più accessibile grazie a un link diretto che ne consente la visualizzazione con un solo click di distanza da ogni pagina del dominio. Aggiunte informative per singoli prodotti e servizi ed inseriti link per agevolare contatti con la società e predisposto un modulo per l’esercizio dei diritti da parte degli utenti;
- Consenso all’uso dei dati: introdotto un meccanismo che impone all’utente di effettuare necessariamente una scelta prevedendo, tramite la presentazione di un banner, la richiesta di consenso ripetuta per tre volte nell’arco di due mesi, fino a impedire l’accesso ai servizi finché la scelta non venga effettuata. Gli utenti potranno negare il consenso o rilasciarne uno anche parziale rispetto ai diversi scopi per i quali i dati possono essere usati, a partire dalla profilazione. Per la gestione dei propri dati personali, gli utenti autenticati (che cioè dispongono di un account) possono utilizzare un nuovo servizio denominato “My Account” che contiene informazioni sulla privacy, la sicurezza e gli strumenti a disposizione per controllare i propri dati. Per gli utenti non autenticati è disponibile una versione semplificata di “My account” che consente di personalizzare le ricerche sia sul motore di ricerca che su YouTube, controllare la tipologia di annunci visualizzati e scegliere di non ricevere pubblicità mirata. Migliorate anche le impostazioni degli annunci con la possibilità di selezionare le categorie di interesse o disattivare la pubblicità personalizzata;
- Esercizio dei diritti di privacy: è possibile ora disattivare e sospendere la raccolta dei dati per la cronologia delle ricerche e delle localizzazioni o per l’attività vocale e audio. Come per la manifestazione del consenso, anche il diritto di opposizione al trattamento dei dati può essere esercitato in modo “granulare”, cioè anche solo rispetto ad alcuni servizi e incroci di dati tra servizi diversi. Gli utenti avranno a disposizione un meccanismo di facile utilizzo per poter dialogare con Google ed esercitare i loro diritti, come chiedere copie dei dati o farli rettificare;
- Cancellazione e conservazione dei dati: diventano inaccessibili i dati dell’utente autenticato 24 ore dopo la richiesta dell’interessato, che Google cancella entro 2 mesi, se sono su sistemi attivi, o entro 6 mesi, se archiviati su sistemi di back up. I “dati di sistema”, necessari a Google per fornire i propri servizi – come ad esempio i file di log – vengono invece anonimizzati allo scadere di tempi di conservazione predefiniti. Riguardo, in particolare, al tempo unico di conservazione indicato da Google per i cookie, 18 mesi, il Garante si è riservato un ulteriore approfondimento per verificare se possano essere individuati tempi di conservazione diversificati in base al maggiore o minore potere identificativo dei cookie.
Non finisce qui. L’azione di vigilanza e controllo nei confronti di Mountain View, conclude Soro, “non si fermerà. Proseguiremo nelle verifiche, anche in collaborazione con le altre Autorità europee, affinché i dati degli utenti siano sempre più protetti e i loro diritti riconosciuti dai colossi del web”.