Baluardo all’interno del quale il sapere dei popoli è conservato e promosso, la biblioteca pubblica viene tratteggiata dall’Unesco come via di accesso locale alla conoscenza, condizione essenziale per l’indipendenza e lo sviluppo culturale, forza vitale per l’istruzione e agente fondamentale nel sostegno alla pace e al benessere spirituale. Quale specchio della società, la biblioteca pubblica deve rifletterne la memoria, ma al tempo stesso anche gli orientamenti e l’evoluzione.
Per stare al passo coi tempi, la missione della biblioteca si trova necessariamente a combinarsi con le nuove tecnologie. Cercando di chiarire in che modo i social media ne supportino le funzioni abbiamo parlato con Sara Lozzi, membro dello staff che gestisce i canali delle biblioteche comunali fiorentine, con particolare interesse per quella delle Oblate, inaugurata nel 2007 all’interno dell’ex convento della congregazione religiosa da cui prende il nome.
Quante persone si occupano dei social network? si tratta di figure professionali provenienti dal settore della comunicazione oppure già impiegate all’interno delle biblioteche (o del Comune) e appositamente reinventatesi?
Siamo in due, Sara e Claudia. Claudia si occupa di comunicazione e social network per le biblioteche e la rete Sdiaf (Sistema documentario integrato dell’area fiorentina) già da molti anni. Io, invece, sono appena stata inserita nel team dell’ufficio comunicazione delle biblioteche e in passato mi sono occupata di social network per progetti privati, non legati all’ambito bibliotecario. Siamo, in entrambi i casi, figure reinventate non provenienti direttamente dall’ambito della comunicazione, ma formatesi con la pratica nel corso del tempo.
Quanti account social gestite?
Esistono due account Twitter, uno per le biblioteche comunali fiorentine e uno per la biblioteca delle Oblate. Gli account Facebook sono quattro: biblioteche comunali fiorentine junior, incentrato sulle iniziative dedicate a bambini e ragazzi; biblioteche comunali fiorentine, che raccoglie Palagio di Parte Guelfa, Villa Bandini, Biblioteca dei ragazzi, Iti Leonardo da Vinci, Pietro Thouar, Dino Pieraccioni, Mario Luzi, Galluzzo, Filippo Buonarroti, Fabrizio de Andrè e Orticoltura; biblioteca delle Oblate; biblioteCaNova Isolotto, che però è gestito dalla biblioteca stessa e non dall’ufficio comunicazione centrale. Solo le Oblate hanno un account Instagram.
Che genere di follower avete? si tratta soprattutto di studenti o c’è una platea più eterogenea?
Abbiamo qualsiasi tipo di follower: studenti, utenti di ogni età, professionisti, curiosi, associazioni e partner con cui curiamo e organizziamo iniziative e progetti, altre biblioteche e reti bibliotecarie. Il pubblico dei social è eterogeneo così come è eterogeneo il pubblico che frequenta le biblioteche di pubblica lettura e non universitarie.
Qual è la vostra strategia per stimolare il coinvolgimento degli utenti?
Cerchiamo di coinvolgere gli utenti attraverso hashtag e domande legate ai gusti di lettura, mentre su Instagram interagiamo con i nostri follower anche attraverso le fotografie che scattano all’interno della biblioteca delle Oblate, affascinati soprattutto dallo straordinario panorama che si gode dall’altana.
Solitamente pubblichiamo fotografie di quello che succede in biblioteca o inviti a eventi e iniziative, ma l’idea per il prossimo anno è di concentrarci sulla promozione delle biblioteche come luoghi dove incontrarsi, aperti alla condivisione del sapere, alla libertà e alla creatività dei cittadini.
Vorremmo sostenere maggiormente i progetti delle biblioteche pensati per la vita quotidiana e il tempo libero (per esempio il tema della salute in biblioteca), ma anche la lettura in età precoce attraverso la promozione del progetto nazionale Nati per leggere a cui le biblioteche comunali aderiscono. Punteremo sulla promozione della biblioteca di quartiere per valorizzare il fatto, per niente scontato, che oltre alle due più grandi (biblioteca delle Oblate e BiblioteCaNova Isolotto), la città può approfittare delle biblioteche vicino casa, molte delle quali con sezioni dedicate a bambini e ragazzi. Vorremo anche valorizzare i progetti “esterni”, ovvero il bibliobus, i quattro punti di prestito nei centri commerciali Unicoop Firenze e i due punti di prestito in ospedale.
Probabilmente penseremo anche a una campagna promozionale social delle biblioteche per incoraggiare ulteriormente l’uso dei nostri canali web.
In che modo, secondo la vostra esperienza, l’uso dei social media implementa le potenzialità di una biblioteca pubblica?
Siamo sui social network per promuovere eventi, progetti, collaborazioni, le nostre proposte di lettura, la vita della biblioteca, le collezioni e le rassegne. Siamo sui social sia per fidelizzare gli utenti che già frequentano le biblioteche, sia per stimolare la curiosità degli utenti potenziali.
L’obiettivo è far conoscere le biblioteche, che si propongono come soggetti attivi nella vita quotidiana dei cittadini. Laboratori per bambini, conferenze sulla storia della città, corsi di yoga, prestiti di ricettari o guide turistiche: oltre a rappresentare luoghi dove è possibile incontrarsi, studiare e passare il tempo libero, siamo anche tutto questo.