Un percorso dai tempi lunghi, che registra continui passi in avanti ma che deve essere ancora portato a termine: la digitalizzazione rappresenta un tema centrale e piuttosto dibattuto. L’Agenda digitale italiana, istituita nel 2012, rappresenta la strategia del Paese per lo sviluppo delle tecnologie, dell’innovazione e dell’economia digitale.
Il Governo italiano – in sinergia con Ministero dello sviluppo economico, Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e Agenzia per la coesione – ha tradotto gli obiettivi dell’Agenda digitale nella Strategia per la crescita digitale del Paese adottata nel 2014 insieme al Piano nazionale banda ultra larga. L’obiettivo della Strategia è promuovere lo sviluppo digitale dell’Italia quale volano di crescita economica, agendo sulla PA come strumento per accompagnare i cittadini e le imprese verso nuove modalità di fruizione dei servizi, contribuendo così a sviluppare e diffondere competenze e cultura digitale. Un obiettivo con un orizzonte temporale: l’anno 2020, entro il quale dovrebbero essere completati i principali progetti intrapresi.
La Strategia è coordinata da AgID, che ha dapprima definito un modello strategico di trasformazione digitale della PA – le cui linee guida investono diversi ambiti, tra cui le infrastrutture fisiche ICT, le infrastrutture immateriali, gli ecosistemi digitali – e ha successivamente elaborato il Piano triennale per l’informatica nella PA (2017-2019), specificando le misure concrete da intraprendere, anche con l’obiettivo della razionalizzazione della spesa. È questo il documento di indirizzo che accompagna il processo di digitalizzazione del nostro Paese, definendo le linee operative di sviluppo dell’informatica pubblica, il modello di evoluzione del sistema informativo della PA, gli investimenti ICT del settore pubblico.
In questo quadro si inserisce il ruolo di Consip. Le azioni per la crescita digitale hanno il loro centro nei grandi progetti di innovazione – dall’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) al Sistema pubblico di identità digitale (Spid), passando per la Fatturazione elettronica, PagoPA, il Fascicolo sanitario elettronico – ma questi ultimi poggiano sullo sviluppo, il miglioramento e la razionalizzazione dei servizi e delle infrastrutture che devono sostenerli: il sistema pubblico di connettività, i data center, il cloud, la banda larga e il wi-fi, i sistemi gestionali integrati.
Una centrale di committenza come Consip può offrire le competenze per un procurement ICT di eccellenza. In particolare, il vantaggio che offre il ricorso a una stazione appaltante è la capacità di saper governare progetti complessi, che sfidano il mercato sulla frontiera dell’innovazione, gestendo anche le necessarie (e complesse) procedure d’acquisto. Una domanda qualificata, infatti, stimola una risposta altrettanto qualificata da parte del mercato, e contribuisce a superare i problemi storici della spesa ICT del Paese: dallo scarso dialogo fra domanda e offerta – spesso determinato proprio da un deficit di capacità di gestire i progetti complessi – alla dinamica peculiare di prezzi e tariffe, sui quali è necessario un intervento di razionalizzazione.
Consip ha predisposto, attraverso una serie di gare, strumenti di acquisto per le pubbliche amministrazioni che intendono supportare lo sviluppo dei progetti di trasformazione digitale, mettendo a disposizione beni e servizi che le PA possono acquisire direttamente nell’ambito di contratti quadro.
Il pacchetto di gare SPC che Consip realizza per conto dell’Agenzia per l’Italia digitale rappresenta uno strumento fondamentale per garantire il funzionamento del Sistema, il rispetto di regole comuni, l’interoperabilità e la cooperazione – in altre parole, il dialogo – fra i sistemi informativi, l’integrazione dei servizi e la loro corretta erogazione agli utenti. L’offerta riguarda i servizi di connettività IT (l’infrastruttura per la connessione in rete), i servizi cloud (cioè quelli erogati su grandi infrastrutture comuni che servono contemporaneamente più amministrazioni), i servizi di interoperabilità, cooperazione applicativa, identità digitale e sicurezza (fondamentali per il dialogo sicuro tra i sistemi della PA, e per la protezione dei dati), la realizzazione di portali e servizi online (i canali d’accesso ai servizi evoluti della PA), i servizi integrati per i sistemi gestionali e la gestione dei procedimenti amministrativi (ovvero la “spina dorsale” dei processi della PA). Il valore complessivo di questi strumenti di acquisto è pari a circa 5 miliardi di euro.
Accanto a queste gare si colloca l’offerta di beni e servizi di base ICT (le cosiddette “commodity”) nell’ambito del Programma di razionalizzazione della spesa pubblica – dai computer alle licenze software, dai servizi di gestione dei sistemi informativi e di desktop outsourcing fino ai servizi applicativi e di telecomunicazione.
In definitiva, un pacchetto di strumenti in grado di coprire tutte le esigenze delle amministrazioni pubbliche e di supportare i loro processi di innovazione, contribuendo a trasformare le idee in progetti e i progetti in azioni concrete.