Una PA ancora in cerca di paradigmi è quella che emerge dall’Annual Report 2017 a cura di FPA, che fotografa e analizza le principali fenomenologie che hanno accompagnato fino a ora le istituzioni pubbliche nel lungo e complesso processo di trasformazione.
Nella gremita sala del Centro congressi Roma eventi Fontana di Trevi, Carlo Mochi Sismondi, presidente di FPA, e Gianni Dominici, direttore generale di FPA, hanno presentato, per il terzo anno consecutivo, i dati emersi dall’Annual Report 2017. Il presidente Sismondi afferma che il percorso intrapreso dalla PA è ancora incompleto e s’innesta in un periodo particolare di transizione, nel quale la scadenza della legislatura e dei mandati di Agid e del Team Digitale genera ulteriori incertezze.
I quattro livelli della trasformazione
Il percorso di questa trasformazione si articola fondamentalmente su quattro livelli, ognuno dei quali analizza particolari aspetti della struttura amministrativa pubblica:
PA Burocratica: in questo livello predomina ancora la dicotomia Pubblica Amministrazione/cittadini e imprese. L’innovazione è vista solo come adempimento e non come reale e necessario processo di trasformazione.
Approccio funzionale: la PA riconosce all’innovazione un ruolo importante per il miglioramento dei servizi.
PA collaborativa: a questo livello i processi d’innovazione sono funzionali a un nuovo rapporto con i cittadini e le imprese. C’è il tentativo di costruire una cultura della trasparenza e della cittadinanza attiva, mediante la raccolta di feedback e la creazione di community.
PA abilitante: l’innovazione è considerata un nuovo modo di intendere lo Stato. Si tenta di favorire una PA condivisa volta a realizzare il principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale.
PA Social, dalla presenza al dialogo
Un contributo significativo alla dimensione della PA collaborativa è dato dai nuovi mezzi di comunicazione, e in particolare dall’utilizzo dei social network da parte delle pubbliche amministrazioni. Molte sono le istituzioni che hanno costruito la propria presenza nell’ambiente digitale, sbarcando sulle piattaforme di comunicazione social. Il rapporto annuale Icity Rate di FPA segnala che quest’anno su 106 comuni capoluogo di provincia in 94 hanno almeno uno strumento social attivo. Importante non è solo il presidio dei nuovi territori digitali, luogo di confronto con la cittadinanza attiva, ma la formazione delle figure professionali in grado di gestire con competenza la web comunicazione. Questo è, infatti, uno degli scopi per i quali si è costituita PA Social, l’associazione nata da un gruppo di lavoro guidato da Francesco di Costanzo, già attivo nel 2015. L’organizzazione di convegni, tavole rotonde e proposte, che hanno caratterizzato l’intensa attività di Pa Social, mira anche al superamento della legge 150/2000, considerato oramai superato e non più in grado di soddisfare le esigenze nate dai nuovi canali comunicativi.
Contraddizioni e burocrazia difensiva
Il quadro generale che emerge dall’analisi di questi quattro livelli dimostra che anche se il cammino dell’innovazione è stato intrapreso, permangono sacche di forte arretratezza ancorate alla dimensione burocratica e difensiva. Anche se esistono eccellenze, che costituiscono l’avanguardia di un nuovo modo di concepire il rapporto Istituzioni-cittadini, e importanti provvedimenti innovativi hanno visto la luce proprio in questo ultimo anno, la farraginosa macchina della PA stenta a prendere velocità e rimane impantanata nel suo stesso groviglio burocratico. In effetti, al questionario di FPA presentato in occasione del Forum PA 2017, nel quale si chiedeva alla community se esiste davvero la burocrazia difensiva, ovvero l’atteggiamento per cui è solo non facendo che si evitano rischi, il 62% del campione (circa 1700 persone) ha risposto che non solo esiste, ma che è addirittura cresciuta negli ultimi cinque anni. L’eccessiva produzione di norme che si sovrappongono generando confusione è la principale causa di questo atteggiamento, che si potrà cambiare soltanto con la scelta di dirigenti competenti, basata sul merito e non sulla politica. Questo è il parere condiviso dal 50,7% dei dipendenti pubblici interpellati.
L’indagine di FPA fra i dipendenti pubblici
Insieme al Rapporto sono stati presentati anche i risultati di un’indagine, intitolata Riforma Madia: un bilancio di fine legislatura, condotta su un panel di 600 tra operatori della PA e stakeholder istituzionali. Secondo i dati del questionario, emerge che l’80% dei dipendenti pubblici ne ha sentito parlare e ne conosce l’impianto normativo: CAD, FOIA e le novità in fatto di provvedimenti disciplinari sono argomenti sostanzialmente noti a tutti i partecipanti, anche se il 50% ha affermato di non averne visti ancora gli effetti. Mentre circa il 52% del panel ha ritenuto insufficienti le azioni di accompagnamento al cambiamento.
Dieci consigli non richiesti
A fine presentazione il Presidente Sismondi ha illustrato dieci parole chiave, che ritiene indispensabili per un cambiamento radicale: Pensieri lenti, Conoscenza, Competenza, Autonoma Responsabilità, Discernimento, Empatia, Coerenza, Openess, Partecipazione.
L’ultima parola è quella che racchiude tutte le altre, quella indispensabile per un reale cambiamento della PA