Spazi fluidi, opportunità concrete, praterie per la nuova comunicazione. Potremmo riassumere così il convegno svoltosi ieri a Firenze, presso la Sala del Gonfalone nel Palazzo Panciatichi del Consiglio Regionale della Toscana.
Una partecipatissima giornata di lavori che ha presentato il primo censimento delle testate online della Toscana al termine di una ricerca realizzata dal Corecom della Toscana in collaborazione con l’Università di Firenze – Dipartimento di Scienze politiche e sociali, con l’Ordine dei Giornalisti della Toscana e con l’Associazione Stampa Toscana.
Lo studio ha preso in considerazione 51 testate online che in Toscana sono state pioniere e che hanno una chiara vocazione giornalistica. A illustrare i risultati del censimento è stato il Prof. Carlo Sorrentino dell’Università degli Studi di Firenze, che ha sottolineato come l’obiettivo della ricerca (scaricabile in versione integrale dal sito web del Corecom della Toscana: http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/CORECOM/evidenze/evi294.pdf) fosse di studiare i reali cambiamenti nel giornalismo prodotti dalle potenzialità tecnologiche, con particolare riferimento alle testate online regionali che hanno un taglio territoriale.
Tanti gli spunti emersi, sia dalla ricerca “Spazi fluidi. L’informazione toscana in rete” sia dal dibattito che ha visto la partecipazione tra gli altri dell’Assessore regionale Vittorio Bugli, del Presidente dell’Associazione stampa Toscana Paolo Ciampi, del Presidente Della Fondazione Sistema Toscana Claudio Giua, del caporedattore del TGR Rai Toscana Franco De Felice, del Direttore del Corriere Fiorentino Paolo Ermini, del Direttore di Nove da Firenze Nicola Novelli, dei giornalisti Marco Renzi e Claudia Dani nelle vesti di moderatori e del Sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli che si è soffermato in particolar modo sulla necessità di avere un quadro regolatorio chiaro e definito per la comunicazione digitale, tema chiave del semestre europeo a presidenza italiana.
Ma il messaggio principale, dal grande valore giornalistico ma anche pedagogico e culturale, a nostro avviso è uno: al di là della difficoltà di alcuni soggetti che operano sul web di parlare con un linguaggio realmente nuovo con l’effetto poco efficace di trasportare contenuti tradizionali su strumenti nuovi, la nuova comunicazione sta cambiando il modo di fare il giornalismo nonché il pianeta stesso dell’editoria. Sono sempre più le comunità di utenti, a partire dal contesto dei social media, a fornire i contenuti, a dettare l’agenda, a portare i temi al centro del dibattito. La stessa sostenibilità economica e i potenziali introiti sono sempre più legati ai lettori, che non sono più meri fruitori di notizie ma che partecipano alla produzione delle stesse nella logica della membership.
Certo, qui entra in gioco il tema dell’affidabilità della fonte, della necessità di verificare le notizie, del pericolo che può derivare dal fatto che tutti si sentano giornalisti e producano contenuti non rispondenti alla deontologia professionale, ma è innegabile che il cambiamento sia epocale e che siano molto maggiori le opportunità: grazie al livello di interattività che consente solo il web, la comunicazione non ha più una direzione univoca, dal produttore al consumatore, ma un dialogo alla pari in cui il giornalista mantiene la sua funzione di informatore e di cronista ma in un ambiente nuovo in cui il lettore dà il suo contributo, interagisce, incide sul processo di produzione della notizia e sul dibattito che ne scaturisce.
Il tema apre altre mille questioni, a partire dal quadro normativo che deve definire diritti e doveri di utenti, testate, gruppi editoriali e delle grandi aziende del web e dei servizi online, ma il dato di fatto è che il web può educarci tutti a un’informazione migliore, a un confronto in campo aperto, a una trasparenza che sforni notizie aderenti alla realtà con conseguenti discussioni che costituiscano un valore aggiunto per le comunità: perché è proprio il locale il punto di forza di molte testate online, che raggiungono chiunque e spalancano i confini territoriali con un doppio effetto di portare il locale nel globale e di cambiare il mondo dell’informazione e la modalità di interlocuzione sul territorio stesso.
Insomma, è possibile mantenere professionalità e fare del buon giornalismo anche nelle praterie del web. Anzi, è proprio il digitale, con la sua apertura totale, la sua fluidità e il dinamismo che ne consegue, a spalancare porte e finestre per portare aria fresca e consegnare lo “scettro del potere” a giornalisti e lettori. E fare un servizio a tutti, a partire dai territori fino a tutti i soggetti operanti nelle comunità locali, editori compresi.
Riccardo Clementi (@riccacleme)