In Italia i servizi online sono disponibili, ma gli utenti non ne fanno uso come dovrebbero. Per comprendere le origini del problema e risolverlo, il primo passo è individuare i servizi che hanno avuto successo e quelli inutilizzati tenendo conto dei cittadini per i quali sono stati creati. In questo caso un approccio “data driven” può essere di supporto per riconoscere le azioni da enfatizzare, quelle da correggere e quelle da abbandonare. A questo proposito la Regione Toscana ha pubblicato uno studio che mira a “far parlare i dati”, quelle misurazioni oggettive che derivano proprio dall’uso dei servizi che offre.
Ecco gli aspetti più rilevanti emersi dalle elaborazioni statistiche sui dati:
- nel 2016, rispetto all’anno precedente, sono aumentati sia gli utenti coinvolti (+32,2%) sia quelli che utilizzano più spesso i servizi offerti (+20,6%);
- gli utenti della fascia d’età 40-60 sono soprattutto uomini, ma le donne utilizzano più frequentemente i servizi, mentre tra i giovani (under 35) non c’è differenza di genere né per numero di utenti né per frequenza di utilizzo dei servizi;
- circa il 15% degli accessi è avvenuto fuori dai confini regionali;
- la densità demografica e la conformazione del territorio influiscono sull’uso dei servizi (la montagna risulta un po’ svantaggiata);
- i servizi orientati ai professionisti sono utilizzati più spesso rispetto a quelli orientati ai “normali” cittadini;
- quasi un terzo degli accessi avviene al di fuori degli orari di ufficio;
- l’utilizzo di Spid sta crescendo in modo più che lineare.
La ricerca si basa sui cosiddetti “servizi qualificati” (come visure di dati riservati, invio di pratiche, presentazione di istanze), che rappresentano il nucleo dei servizi poco utilizzati. Altro aspetto interessate è stato confrontare i servizi in termini di popolazione utente e frequenza di utilizzo per cercare di individuare criticità o casi di successo. In ogni caso la base di partenza sono stati i dati e si è scelto di utilizzare le tracciature di accesso ai singoli servizi, che la pubblica amministrazione ha già l’obbligo di conservare.
Queste informazioni, anonimizzate e geo-referenziate per Comune, sono state messe in relazione tra loro ed analizzate con strumenti Open Source. In contemporanea al report, la Regione Toscana ha liberato parte delle informazioni utilizzate come Open Data aggiornati quasi in tempo reale. I dati, aggregati e anonimizzati, sono a disposizione di chiunque voglia utilizzarli qui. Lo studio dei dati del comportamento degli utenti genera a sua volta altri dati (e quindi informazioni) che possono essere “liberati” generando ulteriore ricchezza.
La pubblicazione dei dati in possesso alla pubblica amministrazione è anche finalizzata a promuovere ricchezza e sviluppo economico, incentivando la crescita di imprese innovative. Il decreto legislativo per la trasparenza, inoltre, introduce la libertà di accesso di chiunque alle informazioni che riguardano l’attività della pubblica amministrazione, anche tramite la pubblicazione dei dati.