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Come il lockdown ha cambiato il modo di comunicare e il linguaggio della politica: il libro di Domenico Bonaventura

Mettere sotto i la lente di ingrandimento la comunicazione politica di sei leader politici italiani nel periodo che va dalla dichiarazione dello stato d’emergenza (31 gennaio 2020) alla fine del lockdown (4 maggio 2020). E’ attorno a questo tema che ruota tutto l’impianto Virus, comunicazione e politica, il libro di Domenico Bonaventura appena uscito per Aracne Editrice (2021, 176 pp, € 13)

L’autore – classe 1984, giornalista e consulente per la comunicazione politico-elettorale – analizza questi 93 giorni da 6 angolature diverse, che corrispondono ad altrettanti punti di vista: Conte, Renzi, Salvini, De Luca, Berlusconi, Meloni. Quali strategie e tecniche di comunicazione sono state adottate dai leader (che hanno avuto incarichi e ruoli diversi e, quindi, un modo diverso di approcciarsi all’elettorato), quale utilizzo degli strumenti social, le uscite sulla stampa, le ospitate in tv, la narrazione scelta per arrivare ai cittadini. E i risultati che ottengono in termini di consenso personale e di consenso al partito. 

Il lockdown tra marzo e maggio è stato uno stravolgimento non solo nella vita di tutti, ma anche nel linguaggi della politica, che ne è uscito totalmente cambiato. Gli italiani si sono stretti intorno alle istituzioni e a volte è l’istituzione che si fa politica, come nel caso del presidente del Consiglio, incalzato (già allora) da un Renzi che le prova tutte per cercare di distinguersi dalla sua stessa maggioranza. Se un leader come Salvini risente grandemente del cambio di agenda e della necessità di modificare l’approccio col suo elettorato, conquista invece la ribalta nazionale Vincenzo De Luca, che fa della durezza di azione e di linguaggio la propria cifra comunicativa. Accanto a loro, Silvio Berlusconi sceglie ostentatamente la strada della responsabilità e della collaborazione istituzionale, mentre Giorgia Meloni mette sul tavolo una strategia che sembra pagare. 

Avvalendosi dei contributi di Francesco Di Costanzo (presidente di PA Social), Livio Gigliuto (vicepresidente di Istituto Piepoli) e Michele Zizza (Phd in Strategic Communication – Coris La Sapienza), di un’intervista ad Alessio Postiglione (portavoce del sottosegretario al Mibact) e dei dati di Data Media Hub, Domenico Bonaventura scatta un’istantanea dei mutamenti che il mondo della comunicazione politica conosce nei 93 giorni che sconvolsero l’Italia.  

Un’analisi approfondita delle tecniche con cui la politica comunica se stessa nel periodo del lockdown, mettendo però l’accento sull’utilizzo dei social. Strumenti determinanti più che mai nel consentire un rapporto immediato tra leader e cittadini, che però ampliano il fenomeno della disintermediazione. Un fermo immagine di un momento storico, insomma, che segnerà l’avvenire della politica e della comunicazione. 

Biografia dell’autore

Domenico Bonaventura (Avellino, 1984), giornalista e comunicatore. Vive e lavora tra Lacedonia, in Alta Irpinia, dov’è cresciuto, e Roma. Italiano e meridionale fiero e critico, con una passione rovente per il calcio, la politica e le parole. Ha collaborato per nove anni con «Il Mattino» di Napoli. Scrive per diverse testate (Restoalsud.itEurocomunicazione.com). Cura un blog su «Il Riformista» ed è fondatore di Velocitamedia.it. Ha lavorato come consulente per la comunicazione per istituzioni, manifestazioni culturali, enti museali e campagne elettorali. Nel 2013 ha pubblicato “Parole e crisi politica” (Ilmiolibro.it). 

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