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Efficienze e criticità della comunicazione pubblica nel post pandemia al centro di una tesi dell’Università di Milano

La pandemia ha accelerato e cambiato i paradigmi della comunicazione nella pubblica amministrazione. Monitoraggio costante delle fake news, certo, che possono ingenerare allarme sociale e criticità. Ma serve anche e soprattutto un riordino della strategia di comunicazione delle istituzioni a tutti i livelli, che faccia leva in particolare sul digitale, uno strumento che offre molteplici possibilità. Sono questi i temi, in estrema sintesi, affrontati nella tesi di laurea all’Università degli Studi di Milano di Luisa Falco dal titolo Efficienze e criticità della comunicazione nella Pubblica Amministrazione: nuovi paradigmi emergenti per un rilancio nello scenario post pandemico (anno accademico 2020-2021).

“Cosa è successo nel campo della comunicazione pubblica? Quali iniziative sono state avviate? Con quali conseguenze?”. A queste domande si tenta di rispondere analizzando come la PA ha reagito alla pandemia e cosa, la pandemia, ha lasciato come segno indelebile nel modo di comunicare tra amministrazioni pubbliche e cittadini. Falco si è concentrata infatti “sull’analisi del contesto comunicativo e sugli strumenti a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni, in seguito ad un accelerato processo di sperimentazione digitale che ha costretto a modificarne profondamente i linguaggi, adattandosi ad una società polimorfa in cui le notizie circolano in tempo reale e il sovraffollamento di stimoli genera spesso confusione. Anche la comunicazione degli enti pubblici si può servire di strategie d’impresa innovative, bidirezionali e coerenti in grado di raggiungere in modo efficace il pubblico, a maggior ragione durante una crisi. Il Covid-19 ha affrettato la riorganizzazione di interi comparti attraverso gli sviluppi di inediti paradigmi comunicativi che, in modo differente, anche in termini di efficacia, o in alcun casi, di inefficacia, hanno riguardato lo stato e le singole regioni. È auspicabile che questi tentativi non rimangano confinati alla contingenza emergenziale ma che diventino la normalità, una nuova normalità. Quando c’è di mezzo un’epidemia, o meglio, una pandemia, la comunicazione assume velocità diverse rispetto ad altri tipi di crisi. I dati lo dimostrano1: oltre settantamila sono stati i contenuti generati online solo dalle parole dei virologi. Nella comunicazione di crisi in ambito sanitario, può entrare in campo un fattore decisivo che non riguarda normalmente gli altri casi. Un’epidemia è accompagnata dalla preoccupazione generale rispetto allo stato di salute di ciascun individuo e dei propri cari, all’incolumità e dunque alla sopravvivenza”.

La tesi è disponibile in modo completo cliccando qui.

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