L’indirizzo politico sembra decisamente orientato ad un passo storico sulle aziende partecipate degli Enti Locali: riduzione drastica o eliminazione delle aziende strumentali (quelle che fanno non si sa bene che cosa) e aggregazioni e fusioni per rendere più economiche ed efficienti (nell’ordine!) quelle che svolgono veri servizi pubblici locali di rilevanza economica (queste, bene o male, trasportano milioni di persone in ambito cittadino; avviano a riciclo o recupero energetico milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti annualmente; garantiscono l’erogazione attraverso il servizio idrico integrato di milioni di litri di acqua, etc.).
Escludendo le strumentali, per le quali sono da almeno trent’anni cambiate le finalità che a suo tempo le fecero costituire (???), sulle vere aziende di pubblico servizio il panorama nazionale è molto variegato. Analizzando la situazione toscana, è evidente la rincorsa e lo sforzo per recuperare il tempo perduto: gara regionale sul TPL (trasporto pubblico locale); gare già concluse o in corso per gestire il ciclo dei rifiuti attraverso un unico gestore; sistema integrato dei servizi idrici con il recupero delle quote dei soci privati.
In questo quadro, una buona parte della maggior efficienza- oltre alla riduzione dei costi dovuta a precisi piani industriali – passa anche attraverso un modello partecipato di queste società di servizio pubblico. Adottare logiche orizzontali, cioè creare nuovi flussi di condivisione delle conoscenze, è un passaggio obbligato per il personale, rivisitando le catene gerarchiche che fin qui hanno governato queste società pubbliche. Questo rimodellamento aziendale, aiutato da un maggiore e più esteso utilizzo delle leve digitali, è propedeutico ad una apertura verso l’utenza che solo i social media possono garantire. Tra l’altro, l’economicità di utilizzo degli strumenti social (compreso l’iniziale investimento per la fase formativa del personale per dotarlo delle competenze indispensabili) trovano riscontro dopo pochissimo tempo. Non a caso, anche nella Pubblica Amministrazione, il 2013 è stato l’anno record per l’apertura di pagine social da parte di enti locali medi e grandi ( rimane ancora molto da fare nei comuni sotto i 10.000 abitanti).
Ascoltare, dialogare, condividere: questi sono i tre dogmi che devono essere perseguiti nel modello di comunicazione delle nuove aziende di SPL. Se utilizziamo le leve digitali per rendere trasparente il servizio e l’organizzazione industriale che ci sta dietro (diffondendo in continuo informazioni ad esempio sui passaggi dei mezzi pubblici in tempo reale; pubblicizzando gli orari precisi dei servizi ambientali di raccolta e spazzamento in ogni singola via; etc.) potremo poi ri-orientare la nostra operatività in base a quello che ci arriva dal dialogo aperto con i fruitori del servizio ( o del dis-servizio, se ciò accade) anche attraverso la scorciatoia che offrono i social media. Ma per dare continuità, la trasparenza dev’essere prima di tutto interna alle aziende, con personale perfettamente informato sulle attività in corso e che conosca anche gli obiettivi a medio e lungo periodo.
Se così non è, si potrà ascoltare, ma il dialogo non può partire ( e di condivisione non se parla proprio…).