Il mondo in questi due anni di emergenza sanitaria è profondamente cambiato. Una trasformazione che ha innescato una grande accelerazione in termini di comunicazione digitale da parte della pubblica amministrazione. Abbiamo assistito a un grande balzo in avanti nell’utilizzo di strumenti web e social da parte della PA con esperienze che sono nate quasi dal nulla e che si sono consolidate nel corso di mesi difficili e complicati. Adesso è il momento di rendere questo cambiamento strutturale, non possiamo più tornare indietro: la svolta o è digitale o non è, il futuro, ma anche il presente, della comunicazione è digitale.
In questo processo ormai inarrestabile si inserisce il superamento della Legge 150 del 2000, che oltre vent’anni fa istituiva uffici di comunicazione e informazione della PA distinti e non integrati e prescindeva da un web allora agli esordi. Erano infatti previsti un URP, un Ufficio Stampa, un Portavoce, che lavoravano in modo ben poco sinergico. Organizzazione resa obsoleta dal progressivo sviluppo della comunicazione digitale.
Oggi fare comunicazione prevede una capacità di lavoro molto più sintonizzato sui tempi veloci della produzione comunicativa social e sull’interazione con il cittadino. Dobbiamo andare su un nuovo modello organizzativo che renda il lavoro di informazione e comunicazione come servizio al cittadino, parte attiva e reattiva di un processo sempre più in tempo reale. In questo scenario i giornalisti non sono solo più i professionisti della scrittura di articoli di informazione e approfondimento, ma informatori di nuova generazione che vivono e scrivono nel web e nei social. Insomma, si va verso professionisti con competenze differenti, che lavorano fianco a fianco.
Occorre quindi una riforma che adegui le norme e l’organizzazione al nuovo mondo digitale.
Superare la Legge 150 con una Legge 151 non è quindi una fuga in avanti, ma il frutto di una consapevolezza che mira a recuperare il tantissimo tempo perduto in questi anni. Una Legge 151 che riconosca finalmente le professionalità di comunicazione e informazione digitale e proponga un nuovo modello organizzativo del lavoro perché oggi è cambiato tutto e anche a livello normativo bisogna adeguarsi. Non è ammissibile che ancora nel 2022, con alle spalle una pandemia che ha messo in evidenza le opportunità del digitale, il legislatore non si sia preoccupato di riconoscere queste professionalità e renderle anche protagoniste dei bandi dedicati al PNRR. Figure di comunicazione, giornalismo, esperti di comunicazione e informazione digitale, che hanno fatto un grande lavoro durante l’emergenza e oggi sempre più decisivi per offrire un’informazione di qualità al cittadino.
Questo articolo è stato scritto per la Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2022