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Il public innovation manager per affrontare le sfide dell’innovazione tecnologica­

Gestire e non subire l’innovazione tecnologica attraverso figure specifiche dentro la pubblica amministrazione. E’ questa l’idea di Davide D’Arcangelo, vice presidente di Impatta, network di imprese e professionisti nato dall’iniziativa di Earth day Italia: “Dal 1990 in poi gli scambi di servizi sono cresciuti di 11 volte, a fronte di una crescita solo quintuplicata dello scambio merci – spiega – Dobbiamo questo fenomeno alla nascita delle economie digitali e a quei servizi intermedi, detti OCS  (ovvero Other commercial services), che rappresentano  tutto il terziario che poggia il suo sviluppo sul digitale. Questi ambiti  hanno un enorme potenziale di innovazione, ma per coglierlo dobbiamo dotarci delle giuste competenze tecniche, digitali e manageriali, predisporre un imponente piano di alfabetizzazione digitale dei lavoratori attivi, cogliendo invece dai giovani da formare le tendenze future. In questo panorama è ancora più urgente innovare la pubblica amministrazione, fulcro del funzionamento del Paese, che sovrintende a una spesa enorme ma non ancora del tutto efficace ed efficiente. Una macchina che ha bisogno del public innovation management per essere davvero pronta alle sfide del futuro. Solo così si potrà competere nell’era ‘globotica’, come la definisce l’economista Richard Baldwin, rivoluzionando il sistema pubblico e quello  formativo senza imporre nozioni dall’alto, ma attraverso una rivoluzione culturale che poggi sulle persone e sulla capacità apprendere i cambiamenti in atto“.

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