Dopo l’annuncio delle Community Notes di Meta arriva la replica dalla Commissione EU: “la moderazione dei contenuti non significa censura”
È di appena tre giorni fa la notizia, annunciata per bocca dello stesso CEO, Mark Zuckerberg, per cui le regole di moderazione dei contenuti sulle piattaforme di Meta cambieranno a breve.
Con l’obiettivo di “dar voce alle persone”, infatti, Menlo Park ha reso noto un cambio epocale: la moderazione, fino ad oggi affidata a fact checkers esperti, si baserà ora sulle c.d. Community Notes. In altre parole, saranno gli stessi utenti a poter segnalare i contenuti ritenuti falsi o fuorvianti spiegandone la motivazione.
Il tutto in nome di una presunta maggiore libertà di espressione, che secondo Zuckerberg i fact checkers avrebbero quantomeno limitato.
In questo scenario, che in molti considerano un avvicinamento del CEO di Meta alle posizioni del neo-eletto Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e a quelle di Elon Musk, non è tardata la replica della Commissione EU.
La replica della Commissione EU a Meta
In una dichiarazione all’ANSA un portavoce della Commissione Europea, è stato specificato che “la moderazione dei contenuti non significa censura”
Lo scenario è quello di uno scontro tra EU e Meta sul terreno del Digital Services Act, il Regolamento che mira a trattare questioni relative ai contenuti illegali, alla pubblicità trasparente e alla disinformazione nell’ambiente digitale e per il quale Zuckerberg ha chiesto l’aiuto di Trump “per respingere i governi di tutto il mondo che se la prendono con le società americane e premono per una censura maggiore”.
La risposta della Commissione: “La libertà di espressione è al centro del Digital Services Act, che stabilisce le regole per gli intermediari online per contrastare i contenuti illegali, salvaguardando la libertà di espressione e d’informazione online: nessuna disposizione del Dsa obbliga le piattaforme a rimuovere i contenuti leciti”.