L’AI non è più monopolio statunitense: ecco perché la vicenda DeepSeek apre opportunità anche per il Vecchio Continente
La sensazione è che qualcosa, nel mondo dell’intelligenza artificiale, sia cambiato definitivamente. Gli equilibri, che fino ad ora sono sempre sembrati abbastanza assestati, sembrano essersi per la prima volta sbilanciati.
A far da scenario della vicenda è la Cina, in cui pochi giorni fa è stato lanciato un assistente AI, DeepSeek, che si è guadagnato così tanta fama da diventare l’app gratuita più scaricata sull’App Store di Apple negli Stati Uniti e in altri Paesi.
Perché DeepSeek ha creato tanta agitazione nel mercato azionario?
Lunedì, alla riapertura della borsa statunitense dopo il weekend, l’indice Nasdaq Composite, che include molte società di tecnologia, ha perso più del 3%. Titoli come NVIDIA e Alphabet, invece, hanno perso rispettivamente il 10% e il 4%.
Alla base del trambusto, il drastico cambio di paradigma che DeepSeek ha dimostrato di poter imporre all’intero ecosistema tech statunitense. Fino all’entrata in scena dell’azienda cinese, infatti, OpenAI, Google, Anthropic e altri giganti – e con loro il mercato azionario – hanno dato per scontato che l’addestramento di un modello linguistico avanzato richiedesse il dispiego di ingenti risorse.
Ad esempio, l’anno scorso Dario Amodei, CEO di Anthropic – che ha ricevuto miliardi di dollari in investimenti sia da Google che da Amazon – dichiarò che i costi di sviluppo sarebbero aumentati e i nuovi modelli più avanzati sarebbero costati tra i cento milioni e il miliardo di dollari.
Secondo la versione fornita da DeepSeek, la cosiddetta fase di addestramento del modello linguistico è costata solo 5,6 milioni di dollari.
Insomma, già solo dal punto di vista economico si intuisce la dirompenza del nuovo strumento cinese. Ma non finisce qui. Per sviluppare V3, un modello di DeepSeek, l’azienda sostiene siano bastati 2.000 chip di Nvidia. Un numero di gran lunga inferiore alle 16mila GPU che, stando al New York Times, sono necessarie ad altri modelli di dimensioni e capacità simili.
Le opportunità per l’Europa
Lo scenario che grazie a questa vicenda si apre può avere risvolti anche nel Vecchio Continente. Se la Cina ha dimostrato di poter abbattere il monopolio tecnologico statunitense – rendendo chiaro come sia possibile ottenere gli stessi risultati con una potenza di calcolo molto inferiore e, di conseguenza, con dei costi significativamente più bassi – allora le risorse necessarie allo sviluppo di tecnologie AI potrebbero rientrare nelle possibilità di consorzi europei, startup innovative e partnership pubblico-privato. Il tutto, supportato da una preziosa normativa (l’AI Act), che potrebbe portare a progetti competitivi ma al tempo stesso eticamente sostenibili.