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DeepSeek introduce il watermark sui suoi contenuti, e non si può rimuovere

DeepSeek watermark

DeepSeek introduce watermark AI obbligatori su testi, immagini e video. La mossa, voluta da Pechino, punta a garantire trasparenza e frenare la disinformazione online

Il dibattito sulla trasparenza dei contenuti generati da intelligenza artificiale entra in una fase cruciale. A muovere il primo passo è DeepSeek, l’azienda cinese che negli ultimi mesi ha scalato l’attenzione mediatica grazie al suo modello generativo.

Ora, ogni contenuto creato con i suoi strumenti dovrà riportare un watermark visibile – un’etichetta che segnala immediatamente all’utente l’origine artificiale – e un watermark nascosto integrato nei metadati. In questo secondo caso, il marchio digitale conterrà informazioni tecniche come il tipo di contenuto, l’identità della società e un codice unico.

La misura non nasce dal nulla: è l’applicazione pratica delle nuove linee guida imposte dal governo cinese, che mirano a rendere riconoscibili i contenuti sintetici e a contrastare la diffusione di falsi o manipolazioni online.

I watermark di DeepSeek: un modello di riferimento o un segnale di allarme?

La scelta di DeepSeek apre un fronte di discussione anche fuori dalla Cina. Da un lato, il watermark visibile rappresenta un atto di chiarezza: l’utente non ha dubbi sul fatto che un testo, un video o un’immagine sia stato prodotto da un algoritmo. Dall’altro, la filigrana nascosta crea un sistema di tracciabilità che potrebbe risultare prezioso per testate giornalistiche, piattaforme social e autorità di vigilanza.

Ma la medaglia ha due facce. Imporre watermark obbligatori significa anche stabilire un potere di controllo sulle informazioni. Chi gestisce questi codici ha la possibilità di monitorare e verificare l’origine dei contenuti, un aspetto che potrebbe accendere il dibattito sulla libertà d’espressione e sull’uso etico delle tecnologie di AI.

In ogni caso, il passo di DeepSeek segna un precedente: da ora in avanti – quantomeno in Cina – la discussione sull’etichettatura dei contenuti AI non sarà più confinata ai laboratori di ricerca, ma entrerà nel vivo del giornalismo, della politica e della vita quotidiana di chi legge e condivide informazioni online.

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