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Impatto energetico dell’AI: Google lo ha misurato

Chatbot AI

Tra problemi risolti in pochi secondi, testi rielaborati e immagini realizzate in tempi quasi immediati, in molti sono abituati a usare l’intelligenza artificiale con frequenza quotidiana, spesso sostituendola agli stessi motori di ricerca tradizionali. Ma qual è il consumo effettivo dell’AI?

Proprio per rispondere a questo quesito, Google è scesa in campo rendendo pubblico l’impatto energetico della sua AI.

È ormai uso comune chiedere aiuto a chatbot AI basati su grandi modelli linguistici (LLM), come Gemini o ChatGPT.

Al pari dell’efficienza e delle nuove strade che tali software consentono di percorrere in tempi rapidi e in tanti campi diversi, occorre tuttavia considerare anche quale sia il consumo energetico che ne deriva.

Secondo diverse stime, come quelle elaborate dall’International Energy Agency, i modelli di AI possono consumare quantità significative di energia.

Tuttavia, sapere con certezza il consumo richiesto dall’intelligenza artificiale è stato finora complesso, considerando che molte stime pubblicate non sono state confermate dagli stessi colossi tech.

Con l’obiettivo dichiarato di promuovere il “progresso verso un’AI più efficiente”, Google ha voluto quindi condividere uno studio sull’impatto ambientale delle query AI di Gemini, pubblicando anche la metodologia utilizzata e i risultati ottenuti.

Un punto di partenza, secondo Google, che si rivela oggi “essenziale per lo sviluppo responsabile dell’AI”.

Quanto consuma un prompt di Gemini?

L’AI sta aprendo la strada a scoperte scientifiche, migliorando la sanità e l’istruzione e potrebbe aggiungere migliaia di miliardi di dollari all’economia globale”.

Esordisce così Google nel presentare lo studio sull’impatto energetico della sua AI.

Comprendere l’impronta ambientale dell’AI è fondamentale – sottolinea ancora il colosso tech – ma i dati approfonditi sull’energia e sull’impatto ambientale dell’inferenza, ovvero l’uso di un modello di AI addestrato per fare previsioni o generare testo o immagini, sono ancora limitati”.

Da qui la pubblicazione del report tecnico, in cui Google mostra in dettaglio come abbia misurato l’impatto dei prompt di Gemini in termini di energia, emissioni e acqua, puntando allo stesso tempo a trovare strategie efficaci per ridurlo.

Nello specifico, secondo i dati pubblicati nello studio, un prompt di testo richiede in media il consumo di 0,24 wattora (Wh) di energia, emette 0,03 grammi di equivalente di anidride carbonica (gCO2e) e consuma 0,26 millilitri di acqua, corrispondenti a circa cinque gocce.

L’impatto energetico per prompt è equivalente a guardare la TV per meno di nove secondi”, spiega Google.

L’impegno di Google

Un contesto in cui d’altra parte è anche importante potenziare l’efficienza dei sistemi AI, considerando i numeri sempre maggiori di chi ne fa uso.

Riconoscendo che la domanda di AI è in crescita – spiega quindi Google – stiamo investendo molto nella riduzione dei costi di fornitura di energia e dell’acqua necessaria per prompt”.

Inseguendo l’obiettivo ideale di un equilibrio tra progresso e ridotto impatto energetico dell’AI, Google spiega inoltre come i suoi sistemi AI siano diventati anche più efficienti.

Nell’arco temporale di 12 mesi, l’analisi del colosso di Mountain View ha rilevato che “l’energia e l’impronta di carbonio” di un prompt di testo sono diminuite di 33 e 44 volte.

Risultati che, se da un lato si basano sull’impegno di Google nel ridurre le emissioni energetiche e nel ripristinare le risorse idriche, dall’altro ambiscono sempre a dare risposte di migliore qualità.

Tuttavia, come scrive anche il Sole 24 Ore, alcuni analisti ritengono che l’impatto energetico dell’AI per una query, per quanto importante, non dia una stima del reale consumo per volume di domande fatte ogni giorno dagli utenti, con conversazioni più complesse.

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