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ChatGPT: per OpenAI nuove regole sulla conservazione dei dati

OpenAI ChatGPT dati

OpenAI non deve più conservare tutti i dati di ChatGPT: ecco cosa cambia per la privacy, le eccezioni previste e gli effetti sul trattamento dei dati

Negli Stati Uniti si chiude un capitolo importante per OpenAI e per la gestione dei dati generati da ChatGPT. Un giudice federale ha revocato l’ordine che imponeva all’azienda di conservare indefinitamente le conversazioni degli utenti, una misura introdotta nei mesi scorsi nell’ambito della causa intentata dal New York Times contro la società guidata da Sam Altman.

La decisione precedente obbligava OpenAI a mantenere tutti i log di chat e contenuti generati dal suo modello, anche quelli che normalmente sarebbero stati cancellati in base alle politiche di privacy aziendali. Questo obbligo di “preservazione totale” era nato per garantire che eventuali prove utili al processo restassero disponibili, ma di fatto imponeva una forma di conservazione illimitata dei dati, in contrasto con la promessa dell’azienda di cancellare periodicamente le informazioni sensibili.

Con la revoca del provvedimento, OpenAI non è più tenuta a conservare tutte le conversazioni di ChatGPT, salvo alcune eccezioni specifiche. L’azienda può ora tornare alla sua normale politica di eliminazione dei dati, secondo la quale le chat vengono rimosse definitivamente dopo 30 giorni, a meno che non siano segnalate per motivi di sicurezza o legali. Restano invece esclusi dal cambiamento i clienti dei programmi EnterpriseEducation e Zero Data Retention, già soggetti a regole particolari sul trattamento delle informazioni.

Le nuove regole sui dati di OpenAI e ChatGPT

Una svolta che segna un passaggio cruciale nel dibattito sulla privacy e sul controllo dei dati nei sistemi di intelligenza artificiale. Il precedente ordine giudiziario, pur volto a tutelare la trasparenza processuale, aveva sollevato forti preoccupazioni tra gli utenti e gli esperti di cybersecurity, timorosi di una conservazione prolungata e potenzialmente rischiosa delle chat.

Con la nuova decisione, la bilancia si sposta di nuovo verso una maggiore tutela della riservatezza personale. OpenAI, da parte sua, potrà gestire i propri server in modo più conforme alle sue policy e alle normative internazionali, come il GDPR europeo, che impone la cancellazione dei dati non più necessari. Tuttavia, non mancano le zone grigie: i dati di account “segnalati” continueranno a essere trattenuti per motivi legali, e non è escluso che futuri casi giudiziari possano riaprire il tema della conservazione forzata.

La vicenda crea così un precedente importante per l’intero settore dell’intelligenza artificiale, dove il confine tra esigenze di trasparenza e tutela della privacy resta sottile. Il nuovo corso di OpenAI mostra come la fiducia degli utenti e il rispetto dei diritti digitali siano destinati a diventare elementi centrali nella costruzione del futuro della tecnologia conversazionale.

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