Report IRPET: 274,9 milioni investiti (41% nel digitale), solo il 3% delle imprese collabora con università
Cresce, investe e innova, ma fatica a trovare competenze e a fare sistema. La fotografia della transizione digitale in Toscana scattata da IRPET restituisce una realtà dinamica ma ancora disomogenea, dove i numeri raccontano più di ogni dichiarazione.
Negli ultimi dieci anni il settore digitale ha registrato un aumento degli occupati pari al +74%, segno di un’espansione significativa. Tuttavia, questa crescita si scontra con un mercato del lavoro in affanno: il 68% delle posizioni ad alta specializzazione digitale risulta difficile da coprire. A pesare è anche la mobilità dei talenti: a cinque anni dalla laurea, il 24% dei laureati toscani in ambito digitale lavora fuori regione, soprattutto in Lombardia.
Le criticità emergono anche nei rapporti tra imprese e sistema della ricerca. Solo il 3% delle aziende innovative collabora con università e un altro 3% con i Digital Innovation Hub. La maggioranza si muove in modo indipendente (54%) o ricorre a consulenti privati (36%), evidenziando una scarsa integrazione dell’ecosistema dell’innovazione.
Sul fronte delle politiche pubbliche, i dati mostrano un forte divario nell’efficacia degli strumenti. Un semplice voucher per la digitalizzazione produce appena 500 euro di produttività per lavoratore, ma se accompagnato da servizi qualificati – come consulenza e orientamento tecnologico – può arrivare fino a 94mila euro, moltiplicando in modo esponenziale l’impatto degli incentivi.
La digitalizzazione sta incidendo anche sul funzionamento della pubblica amministrazione. Attraverso la piattaforma regionale START, attiva dal 2007, la probabilità di aggiudicazione degli appalti per le piccole e medie imprese è salita dal 39% al 47%, con un aumento di 8 punti percentuali. Crescono anche la partecipazione alle gare (+15% di offerte per lotto) e la competitività, con ribassi medi in aumento del 20%.
Sul lato dei consumi, la diffusione delle tecnologie digitali è ormai capillare: quasi il 90% dei cittadini utilizza Internet per acquisti, pagamenti e servizi. Nonostante ciò, il commercio tradizionale non viene sostituito, ma affiancato, dando vita a un modello ibrido in cui online e negozi fisici convivono, soprattutto in settori come quello alimentare.
Resta però un divario significativo legato alle competenze: il digital divide è sempre meno infrastrutturale e sempre più sociale, influenzato da età, livello di istruzione e familiarità con gli strumenti digitali.
Infine, sul piano degli investimenti, la strategia regionale S3 ha mobilitato 274,9 milioni di euro, di cui il 41% destinato al digitale (112,9 milioni). Il moltiplicatore pari a 2,36 indica che ogni euro pubblico attiva più del doppio delle risorse complessive, confermando l’efficacia degli interventi quando inseriti in un quadro strategico coerente.
Nel complesso, i numeri delineano una Toscana che corre sul digitale ma con un passo irregolare: forte nella crescita e negli investimenti, ancora fragile nella capacità di trattenere competenze e costruire un sistema integrato tra imprese e ricerca.