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A scuola: tablet o non tablet, è questo il problema?

A scuola: tablet o non tablet, è questo il problema?

Di recente, ha fatto scalpore la notizia riguardo alla posizione assunta dalla Ministra dell’Istruzione, in Svezia, Carlotta Edholm, per cui i bambini e le bambine, sotto ai sei anni, avrebbero bisogno più di carta che di schermi. 

Una posizione, in qualche modo, indotta ad essere assunta dai risultati dell’indagine PIRLS del 2021 (Progress in International Reading Literacy Study, indagine che interessa 50 Paesi nel mondo) che evidenziano un calo dell’indice di capacità di lettura degli studenti svedesi rispetto al punteggio raggiunto in precedenza. In pratica: da 555 punti nel 2016, la Svezia è passata a 544 nel 2021 (considerate che l’Italia, in questa classifica, è al nono posto con 537 punti, non male rispetto alle solite narrazioni in cui si vede il nostro Paese sempre indietro ad arrancare e rincorrere best practice oltre confine). Un passo indietro: nel 2017, la Svezia diede un forte impulso alla digitalizzazione favorendo, da subito, l’uso dei tablet, appunto, nella scuola materna.

La ricerca del Karolinska Institutet, citata dalla Ministra svedese per sostenere la sua proposta, dimostra che gli strumenti digitali compromettono, invece di migliorare, le capacità di apprendimento dei giovanissimi. Alcune autorevoli voci, però, invitano il Governo svedese a valutare complessivamente il calo, introducendo nell’analisi fattori sociali e cambiamenti che non possono essere esclusi dall’osservazione generale (immigrazione, pandemia, relazione docente – bambino, ecc). La Svezia, comunque e a quanto pare, intende modificare il tiro; non è il caso ancora di parlare di correzione, e si sta dirigendo verso un percorso per introdurre metodi di apprendimento preesistenti al digitale.

È, però, interessante vedere come alla notizia si sia generato un dibattito tra posizioni più conservatrici e posizioni più progressiste. Le dichiarazioni della Ministra Edholm sono state commentate, nel nostro Paese, in diversi modi. Qualcuno ha esultato, qualcun altro meno. Ma è sempre positivo quando ciò accade, almeno in termini di democrazia e dialettica.

Non siamo, ad oggi, in presenza di sufficienti dati per non far dichiarare al Global Education Monitoring Report, “i dati sull’impatto di computer e dispositivi elettronici sono contrastanti”. [Global education monitoring report, 2023: technology in education: a tool on whose terms?]

Al netto dei commenti a scorrimento veloce, probabilmente, atteggiamenti più responsabili e consapevoli, verso l’uso degli strumenti digitali, potrebbero abbassare le criticità che insorgono da un uso/abuso non regolato né regolamentato, soprattutto in ambito educativo. E resta sempre auspicabile, l’intervento della Politica e delle Istituzioni, affinché non si generino tutta quella serie di disuguaglianze sociali che maturano in contesti dove l’accesso alla tecnologia non è uguale per tutti.

Un esempio positivo? In piena pandemia, molti Sindaci e Amministratori locali hanno raggiunto le abitazioni di diversi ragazzi e ragazze, bambini e bambine, per consegnare device in comodato d’uso gratuito, dotati di sim per navigare gratuitamente; tutti costi sostenuti dalla PA.

Nel 1981, quando Italo Calvino aveva già pubblicato i suoi più noti romanzi, all’invito di dover dare tre “chiavi” per il Duemila, disse: imparare delle poesie a memoria; fare dei calcoli a mano; combattere l’arretratezza del linguaggio che ci viene imposto, con delle cose precise; sapere che tutto quello che abbiamo ci può essere tolto all’improvviso. L’invito a non perdere mai il contatto con la realtà, a tenere sempre verde la memoria e a riconoscere la finitudine umana come parte della vita e, forse, aggiunge chi scrive, come un valore.

Perché Calvino? Cosa c’entra con l’utilizzo dei tablet o meno?

Analogico e digitale non si escludono a vicenda, neanche per saper fare i conti, e l’invito ad un uso alternato dei due diversi modi per l’apprendimento, al momento, e soprattutto nella fascia d’età 0-6 anni, sembra essere la scelta più accreditata e favorita anche da realtà che in ambito educativo si esprimono a livello internazionale. Le chiavi di Calvino ci offrono quella poesia da recuperare anche in un contesto come quello del digitale che in apparenza potrebbe sembrare più freddo. Proprio l’UNESCO, dopo aver studiato diverse situazioni verificatesi in piena pandemia, ha lanciato l’invito ad un atteggiamento più prudente e ad un uso bilanciato della tecnologia accompagnato dalle buone pratiche relazionali nei processi educativi. I facili entusiasmi servono come leva; poi tocca cedere il passo alla faticosa, ma seducente ed impareggiabile, costruzione degli amori, come canta Fossati.

Sospendendo ogni forma di giudizio, l’uso dei touchscreen potrebbe interferire con lo sviluppo cognitivo del bambino, di età inferiore a 2 anni, che si relaziona esclusivamente con uno schermo usato come “pacificatore” con costanza e continuità (vedi anche “Raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria”). Lo schermo piatto, inoltre, non lo aiuterebbe a comprendere la complessità delle sensazioni, della concretezza e delle emozioni da sviluppare nella sua relazione con il mondo.

Il problema, dunque, non è tablet o non tablet. Il problema risiede nella capacità di essere promotori di una rivoluzione digitale, fortunatamente inarrestabile, che necessità, a sua volta, di figure capaci di governare i grandi e piccoli processi di cambiamento.

Siamo proprio sicuri che il sequestro dello smartphone favorisca l’attenzione dello studente all’argomento trattato o forse è la capacità di coinvolgimento dell’insegnante che, soprattutto oggi, deve diventare competenza e non restare vocazione o talento individuale?

Siamo in grado di camminare collettivamente osservando una realtà che è molto più frastagliata e complessa di quella confinata della pandemia e che non può prendersi come cifra e misura generale?

Più che polarizzare il dibattito, a favore o non, dovremmo darci più tempo, pretendere più dati, investire in ricerca e, intanto, in medio stat virtus può essere una soluzione: un uso alternato di un buon tablet e di un buon libro può solo traghettarci, forse, nel migliore dei mondi possibili.

Restiamo umani, e fiduciosi.

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